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I terribili due anni

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Dopo i 18 mesi  i bambini entrano nella cosiddetta fase dei “terribili due anni“.  Ma perchè un bambino con il passare del tempo cambia la sua interazione con il mondo esterno ed esplode più facilmente in pianti e capricci?

Innanzitutto va subito chiarito che:


1) è un periodo fondamentale per la crescita del bambino
2) non è un opporsi ai genitori fine a se stesso
3) per evitare continue lotte bisogna dare alternative.

Ma entriamo nel dettaglio. Dopo i 18 mesi il bambino ha acquisito una buona capacità motoria per cui riesce ad esplorare autonomamente l’ambiente circostante. Tutto appare ai suoi occhi come una magica scoperta e chiaramente la voglia di indipendenza lo porta ad esplorare,ad esempio, anche ambienti poco sicuri. Ovviamente i genitori dovranno arginare le situazioni più pericolose e spesso si vedranno scoppiare il bimbo in un capriccio mostruoso. Ma perchè? In quel momento opporsi alla sua volontà significa creare una frustrazione e questa si manifesta in un pianto a dirotto. E’ una fase dunque in cui il bambino sta imparando a gestire la sua rabbia, pertanto l’esempio e la vicinanza di mamma e papà sono fondamentali.

Come nella fase delmordo tutto e tutti anche durante i terribili due anni i bambini sono alle prese con un sentimento ambiguo: sentirsi “grandi” e nello stesso tempo avere bisogno della vicinanza dei genitori.

Quindi cosa fare per “sopravvivere” a questa fase?

  • Dare poche e chiare regole che non devono cambiare in base all’umore del bambino e dei genitori.

 

  • Parlare del comportamento sbagliato e non giudicare il bambino definendolo “cattivo”.

 

  • Fornire alternative e permettere quindi al bambino di avere una possibilità di scelta.

 

  • Per quanto possibile cercare di rendere l’ambiente “a misura di bambino” evitando di dire di “no” ad ogni suo movimento.

 

Molto spesso i genitori (soprattutto quelli al primo figlio) vengono colti impreparati e non sanno come gestire queste situazioni. Penso, dunque, che sia indispensabile supportare i genitori nella gestione di questo periodo e secondo me lo si può fare se si creano momenti di condivisione.  Spazi quindi in cui mamma e papà possono condividere le proprie perplessità abbassando così lo stress che si porta dietro questa fase di sviluppo.

Se desideri contattarmi per una consulenza su tale argomento puoi compilare il modulo di contatto. Fisseremo un appuntamento a domicilio (zona Padova e Alta padovana) in cui potremo parlare delle possibili strategie da adottare.

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