Le consulenze sono occasioni eccezionali per conoscere meglio il proprio figlio e, con l'aiuto di un esperto, per riuscire a stabilizzare la "barchetta famigliare", dotarla di un paio di salvagenti e programmare una rotta piacevole per tutti coloro che sono a bordo. Christine Rankl

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I terribili due anni

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La prima volta che si vede proprio figlio alle prese con una crisi di rabbia  una serie di sentimenti (un misto tra sgomento, incredulità e delusione) assalgono i genitori .  Fino a poco tempo prima avevano tra le braccia un piccolo angioletto che, sebbene avesse iniziato a mostrare il suo carattere, era abbastanza gestibile e prevedibile nei suoi comportamenti. Ma adesso le cose stanno cambiando…

Benvenuti nella cosiddetta fase dei “terribili due anni“!

Ma perchè un bambino con il passare del tempo cambia la sua interazione con il mondo esterno ed esplode più facilmente in pianti e capricci?

Innanzitutto va subito chiarito che:

1) è un periodo fondamentale per la crescita del bambino

2) non è un opporsi ai genitori fine a se stesso

3) per evitare continue lotte bisogna dare alternative.

Ma entriamo nel dettaglio. Dopo i 18 mesi il bambino ha acquisito una buona capacità motoria per cui riesce ad esplorare autonomamente l’ambiente circostante. Tutto appare ai suoi occhi come una magica scoperta e chiaramente la voglia di indipendenza lo porta ad esplorare,ad esempio, anche ambienti poco sicuri. Ovviamente i genitori dovranno arginare le situazioni più pericolose e spesso si vedranno scoppiare il bimbo in un capriccio mostruoso. Ma perchè? In quel momento opporsi alla sua volontà significa creare una frustrazione e questa si manifesta in un pianto a dirotto. E’ una fase dunque in cui il bambino sta imparando a gestire la sua rabbia, pertanto l’esempio e la vicinanza di mamma e papà sono fondamentali.

Come nella fase del “mordo tutto e tutti” anche durante i terribili due anni i bambini sono alle prese con un sentimento ambiguo: sentirsi “grandi” e nello stesso tempo avere bisogno della vicinanza dei genitori.

Quindi cosa fare per “sopravvivere” a questa fase?

  • Dare poche e chiare regole che non devono cambiare in base all’umore del bambino e dei genitori.
  • Parlare del comportamento sbagliato e non giudicare il bambino definendolo “cattivo”.
  • Fornire alternative e permettere quindi al bambino di avere una possibilità di scelta.
  • Per quanto possibile cercare di rendere l’ambiente “a misura di bambino” evitando di dire di “no” ad ogni suo movimento.

Se desideri fissare un appuntamento per una consulenza su tale argomento (a domicilio -Padova e provincia- o in studio presso la Cooperativa Crescendo)  puoi utilizzare il modulo di contatto o inviare un messaggio Whatsapp al nr 3703282962.

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