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Perchè i neonati piangono molto alla sera?

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Photo by Tim Bish on Unsplash

 

I neogenitori con bambini di 1-2 mesi lo sanno bene: nel  tardo pomeriggio/sera puntuale come un orologio svizzero scatta l’ora “X” in cui il proprio bambino piange ininterrottamente anche per diverse ore.

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Il pianto del neonato

Crying newborn in a towel

Come riconoscere i diversi tipi di pianto del neonato

Il pianto è la prima forma di comunicazione del neonato con il mondo che lo circonda. Il piccolo può piangere perché ha fame, dolore o il pannolino sporco. Ma potrebbe essere anche infastidito dall’ambiente che lo circonda perchè troppo caldo o troppo freddo oppure i rumori che lo circondano sono tali da provocargli fastidio o disagio. Anche il “clima familiare” può esserne causa, in quanto l’eccessivo nervosismo o ansietà possono  trasmettersi facilmente da genitore a figlio. Ai neogenitori l’arduo compito di imparare ad ascoltare e ad interpretare correttamente tale forma di linguaggio per rispondere in modo adeguato a ciò che il bambino cerca di comunicare. A questo scopo può essere utile attendere alcuni istanti prima di intervenire per cercare di capire cosa ha scatenato il pianto, senza “tamponare” e fare tacere il bambino offrendo subito il ciuccio o il seno. Spesso un altro fattore che scatena la reazione immediata della mamma è il timore che il bambino stia “soffrendo”. Infatti il pianto del neonato riesce a innescare un “allarme” istintivo della mamma che la porta ad intervenire. Poichè, come è stato detto prima, il bambino piange per diversi motivi prima di intervenire può servire fermasi ed osservate perchè ascoltando le caratteristiche del pianto, in particolare il suo timbro, la sua intensità e durata, si possono ricavare tante informazioni. Molto schematicamente si possono individuare:

  • il pianto per fame: il cui l’inizio è a bassa intensità per poi divenire più forte e ritmico;
  • il pianto per dolore: intenso, forte fin dall’inizio e prolungato nel tempo con, a seguire, una fase di silenzio e presenza di singhiozzi alternati a brevi inspirazioni;
  • il pianto da collera: simile al pianto da fame, ma con tonalità più bassa ed intensità costante.

Per calmare il pianto di un neonato occorre prima di tutto entrare in comunicazione con il bambino. Se il pianto non è scatenato da fastidio, fame o sete probabilmente deriva dalla necessità di richiamare l’ attenzione da parte dei genitori al fine di ricevere contatto e rassicurazione. Quindi senza alcun timore di “viziarlo” il contenimento delle braccia di mamma e papà restituisce serenità al piccolo. Nel tempo però il piccolo potrà rassicurasi non soltanto attraverso il contatto fisico, ma anche e soprattutto attraverso la vista e l’utilizzo della voce. Ecco che, ad esempio, quando ci si sposta da una stanza all’altra della casa la mamma e il papà possono continuare a parlargli e fare sentire la loro presenza senza necessariamente portarlo sempre in braccio. Con il passare dei mesi si può incoraggiare il bambino, a calmarsi da solo: i neonati, infatti, sono dotati fin dalla nascita di un sistema di auto-consolazione rappresentato dal riflesso di suzione motivo per cui i bambini utilizzano il dito o il ciuccio  per consolarsi. Questo naturalmente non significa lasciare che il bambino pianga da solo e per diversi minuti. Ma potremmo provare a parlargli e scoprire che il bambino riesce a calmarsi, a riprendere il controllo e auto-consolarsi anche solo sentendo la voce della propria mamma. Sia per i genitori, ma soprattutto per il bambino si tratta di una conquista davvero importante che permette al piccolo di scoprire, comprendere ed utilizzare così le proprie risorse.

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