Le consulenze sono occasioni eccezionali per conoscere meglio il proprio figlio e, con l'aiuto di un esperto, per riuscire a stabilizzare la "barchetta famigliare", dotarla di un paio di salvagenti e programmare una rotta piacevole per tutti coloro che sono a bordo. Christine Rankl

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Perchè i neonati piangono molto alla sera?

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Photo by Tim Bish on Unsplash

I neogenitori con bambini di 1-2 mesi lo sanno bene: nel  tardo pomeriggio/sera puntuale come un orologio svizzero scatta l’ora “X” in cui il proprio bambino piange ininterrottamente anche per diverse ore.

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Il pianto

Crying newborn in a towel

Come riconoscere i diversi tipi di pianto del neonato

Il pianto è la prima forma di comunicazione del neonato con il mondo che lo circonda. Il piccolo può piangere perché ha fame, dolore o il pannolino sporco. Ma potrebbe essere anche infastidito dall’ambiente che lo circonda perchè troppo caldo o troppo freddo oppure i rumori che lo circondano sono tali da provocargli fastidio o disagio. Anche il “clima familiare” può esserne causa, in quanto l’eccessivo nervosismo o ansietà possono  trasmettersi facilmente da genitore a figlio. Ai neogenitori l’arduo compito di imparare ad ascoltare e ad interpretare correttamente tale forma di linguaggio per rispondere in modo adeguato a ciò che il bambino cerca di comunicare.

A questo scopo può essere utile attendere alcuni istanti prima di intervenire per cercare di capire cosa ha scatenato il pianto, senza “tamponare” e fare tacere il bambino offrendo subito il ciuccio o il seno . Poichè, come è stato detto prima, il bambino piange per diversi motivi prima di intervenire può servire fermasi ed osservare perchè ascoltando le caratteristiche del pianto, in particolare il suo timbro, la sua intensità, si possono ricavare tante informazioni.

Molto schematicamente si possono individuare:

  • il pianto per fame: il cui l’inizio è a bassa intensità per poi divenire più forte e ritmico;
  • il pianto per dolore: intenso, forte fin dall’inizio e prolungato nel tempo con, a seguire, una fase di silenzio e presenza di singhiozzi alternati a brevi inspirazioni;
  • il pianto da collera: simile al pianto da fame, ma con tonalità più bassa ed intensità costante.

Per calmare il pianto di un neonato occorre prima di tutto entrare in comunicazione con il bambino. Se il pianto non è scatenato da fastidio, fame o sete probabilmente deriva dalla necessità di richiamare l’ attenzione da parte dei genitori al fine di ricevere contatto e rassicurazione. Quindi senza alcun timore di “viziarlo” il contenimento delle braccia di mamma e papà restituisce serenità al piccolo.

Crescendo il piccolo potrà iniziare a rassicurasi non soltanto attraverso il contatto fisico, ma anche attraverso la vista e l’utilizzo della voce. Ecco che, ad esempio, quando ci si sposta da una stanza all’altra della casa la mamma e il papà possono continuare a parlargli e fare sentire la loro presenza senza necessariamente portarlo sempre in braccio.  Questo naturalmente non significa abbandonarlo ma aiutare il bambino a maturare un aspetto importante per la crescita: l’autonomia.

Potremmo scoprire infatti che parlandogli riesce ad auto-consolarsi ed aspettare il ritorno di mamma e papà.

Sia per i genitori, ma soprattutto per il bambino, si tratta di una conquista davvero importante che permette al piccolo di scoprire, comprendere ed utilizzare così le proprie risorse.

Se desideri fissare un appuntamento per una consulenza su tale argomento (a domicilio -Padova e provincia- o in studio presso la Cooperativa Crescendo)  puoi utilizzare il modulo di contatto o inviare un messaggio Whatsapp al nr 3703282962.

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