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Allattamento: come passare dal seno al biberon

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Uno degli aspetti che preoccupano le mamme che rientrano a lavoro, o che vari motivi decidono di interrompere l’allattamento al seno, è come passare dal seno al biberon.

Prima di passare a descrivere in concreto come fare questo passaggio, per quanto riguarda le mamme lavoratrici il consiglio che mi sento di dare è di provare, se lo desiderano, a continuare a proporre il loro latte spremuto in precedenza e lasciarlo a disposizione di coloro che si prendono cura del bambino in loro assenza (a tale proposito vedere Istruzioni per l’estrazione, conservazione del latte materno ).

Ma vediamo alcuni consigli pratici su come possiamo aiutare il bambino ad accettare il biberon.

Partiamo dalla scelta del biberon: in commercio esistono vari tipi di tettarelle, in silicone e caucciù, provare quindi a prendere due tipi di biberon con tettarelle in materiale differente. Prendete tettarelle che abbiano la base ampia cosicchè il bambino debba aprire bene la bocca come quando prende il seno. Un’altra cosa da tenere in considerazione è il flusso di fuoriuscita del latte. Osservate se il bambino sembra essere infastidito dal flusso troppo forte o troppo lento.

Così come per l’allattamento al seno, anche quando si propone il biberon le prime volte è meglio non aspettare che il bambino sia troppo affamato. Un bambino nervoso non è ben propenso ai cambiamenti..

Un altro aspetto importante è la posizione: ci sono bambini che vogliono ricevere il biberon esattamente nella stessa pozione in cui si attaccano al seno, mentre altri preferiscono una posizione diversa. In questo caso bisogna sperimentare! Una buona soluzione potrebbe essere quella di mettere il bambino su una sdraietta davanti al genitore.

Se il bambino non si trova nella fase dell’eruzione dei denti, può essere di aiuto intiepidire la tettarella con acqua calda. Se invece il piccolo è infastidito dall’imminente arrivo dei dentini, allora meglio rinfrescare la tettarella.

Ultimo suggerimento: quando il bambino prende per le prime volte il biberon sarebbe meglio approcciarsi in maniera delicata. Questo significa ad esempio non infilare direttamente il bocca la tettarella ma avvicinarla alle labbra, fare cadere qualche goccia di latte sulla bocca e, così come per l’allattamento al seno, aspettare che il bambino apra bene la bocca lasciando che sia lui ad attaccarsi.

 

Se desideri fissare un appuntamento per una consulenza su tale argomento (a domicilio -Padova e provincia- o in studio presso la Cooperativa Crescendo)  puoi utilizzare il modulo di contatto o inviare un messaggio Whatsapp al nr 3703282962.

 

 

 

Istruzioni per l’estrazione e conservazione del latte materno

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La mamma che per varie ragioni deve stare lontana dal bambino che ha bisogno di essere allattato, va sempre aiutata a trovare la migliore soluzione:

• può andare dal bambino e allattarlo durante gli intervalli di lavoro a casa o all’asilo nido;

• può portarlo con sé al lavoro;

• può spremere il latte per il tempo che è assente, conservarlo correttamente e usarlo per nutrire il bambino.

Vediamo come raccogliere e conservare il latte materno.

ISTRUZIONI per le MAMME

La raccolta del latte

La spremitura manuale del seno, che è quella che ogni mamma può fare con le sue mani, occorre seguire alcune semplici norme igieniche:

1) prima di ogni raccolta di latte lavare accuratamente le mani e il seno con acqua e sapone neutro

2) raccogliere il latte in un apposito contenitore sterile (vasetto conserva latte, biberon), dotato di dispositivo di chiusura (coperchio);

3) se la mamma spreme da sé il latte farlo possibilmente direttamente dentro il contenitore;

4) dopo aver terminato la raccolta del latte, chiudere con apposito coperchio o dispositivo di chiusura il contenitore;

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In alternativa, se la mamma lo ritiene più comodo, è possibile utilizzare un tiralatte elettrico.

La conservazione del latte

– in ogni contenitore conservare solo il latte per una poppata; non riempirlo fino all’orlo;

– porre un’etichetta con data e ora del prelievo;

– raffreddare il contenitore chiuso (biberon) sotto acqua fredda corrente e posizionarlo immediatamente in frigorifero o in freezer;

– conservare il latte materno a 4°C per massimo 48 ore; il limite di 48 ore per la conservazione si intende a partire dal primo latte raccolto, poiché la raccolta può avvenire a più riprese; in tal caso raffreddare il latte prima di aggiungerlo al latte precedentemente refrigerato;

– in alternativa conservare il latte materno congelato nel compartimento freezer del frigorifero; in questo caso il limite massimo di conservazione è di 3 mesi . Una volta scongelato, in frigorifero durante la notte, sotto l’acqua corrente o a bagnomaria, il latte non va tenuto a temperatura ambiente o ricongelato e può essere conservato in frigorifero per non più di 24 ore;

– qualora si decida di portarlo con se ed utilizzarlo in un secondo momento, inserire il contenitore in borsa termica assicurando il trasporto a una temperatura che non superi i 4°C (particolare attenzione in questa operazione durante il periodo estivo).

L’inserimento al nido

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Il momento dell’inserimento al nido è un passaggio delicato che segna molto spesso il primo vero distacco dall’ambiente familiare. Solitamente i nidi prevedono dei giorni in cui la mamma sta insieme al bambino per favorire l’ambientamento e permettere così un distacco graduale.
Sono importanti, in questo passaggio, i sentimenti e le emozioni che prova la mamma: più infatti sarà tesa e preoccupata più il bambino non si sentirà sicuro e sereno nello stare al nido. Quando la mamma si rivolge alle educatrici il bambino leggerà sul suo volto se c’è preoccupazione, sfiducia o al contrario stima e rispetto. Quindi prima di tutto un intenso lavoro sulle proprie emozioni deve farlo la mamma… 🙂

Sia chiaro, non è facile staccarsi dal proprio bambino dopo avere vissuto in simbiosi con lui per tanti mesi, ma pian piano dobbiamo permettergli di iniziare a vivere esperienze anche al di fuori della cerchia familiare. Quindi accertiamoci che il nido sia a norma, che le educatrici abbiano i titoli e le competenze per lavorare con i bambini e lasciamoci guidare da loro per favorire un buon inserimento. Se abbiamo fiducia nella struttura che accoglierà il bambino il passaggio sarà più semplice per tutti.
Sarebbe anche meglio non focalizzarsi sull’idea che si sta “abbandonando” il proprio bambino, ma invece pensiamo che stiamo aggiungendo un ulteriore tassello allo sviluppo dell’autonomia e della crescita. I bambini infatti, se da una parte è vero che si prendono tanti malanni(soprattutto il primo anno), dall’altra avranno l’occasione di sperimentare cosa vuol dire vivere la quotidianità con altri bambini, condividere, litigare, ma soprattutto imparare a contare sulle proprie risorse. Che bella opportunità! Non credete?

Ovviamente ci saranno momenti difficili e alcune volte non sarà facile vedere il proprio bambino piangere mentre andate via, ma come vi diranno spesso le educatrici, appena sarete uscite dalla porta la crisi sarà passata. E’ normale, vostro figlio vi comunica la sua tristezza e sa che voi la accoglierete, ma sa anche che se restituirete serenità sarà più facile per entrambi affrontare la giornata. Lo stesso copione potrebbe ripetersi quando lo andrete a prendere, infatti il piccolo potrebbe scoppiare in un pianto a dirotto oppure essere indifferente al vostro arrivo. Superate la vostra delusione e sappiate che è normale: in entrambi i casi, direi opposti, vostro figlio vi sta comunicando che gli siete mancati. Quindi fategli sapere quanto è mancato a voi e dedicatevi nei minuti successivi completamente a lui senza distrazioni.

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