Consulenza educativa per futuri e neogenitori

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Perchè i neonati piangono molto alla sera?

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Photo by Tim Bish on Unsplash

 

I neogenitori con bambini di 1-2 mesi lo sanno bene: nel  tardo pomeriggio/sera puntuale come un orologio svizzero scatta l’ora “X” in cui il proprio bambino piange ininterrottamente anche per diverse ore.

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Il ritorno a casa dopo il parto: una vera rivoluzione!

aditya-romansa-117344.jpg“Per accudire un bambino non basta una persona, serve una squadra”

Photo by Aditya Romansa on Unsplash

Il rientro a casa può comportare qualche difficoltà pratica ma anche di ordine psicologico, dunque è importante, se possibile, organizzarsi per tempo, per prepararsi a gestire la nuova situazione.
Tornare a casa dall’ospedale sarà un momento molto bello, ma anche difficile e faticoso. Il ritmo della giornata all’inizio sarà scandito dalle poppate e dai cambi di pannolini e ci vorranno giorni o persino settimane per tornare alla normalità.

COSA TI ASPETTA A CASA? GLI AIUTI UTILI
Stare soli con un neonato nei primi tempi può essere molto faticoso. Inoltre i bambini sono tutti diversi, dunque non è possibile sapere con certezza che temperamento avrà il tuo.
Dunque al rientro a casa può essere una buona idea, per quanto possibile, avere la presenza e il sostegno di un altro adulto (marito/compagno/madre/suocera/amica/sorella).
Ciò che conta di più nei primi mesi sono il riposo e il contatto con il tuo bambino.
Il primo consiglio quindi è di riposare ogni volta che puoi, cercando l’aiuto di altre persone per i lavori di casa o per tutto quello che non riguardi la cura del bambino.
Alcuni neonati hanno poche necessità: mangiare, essere cambiati e stare a contatto con la mamma. Altri bambini per carattere (e non per colpa tua) sono nervosi, dormono poco, piangono spesso, si infastidiscono più facilmente; questi bimbi hanno bisogno di molte cure e attenzioni per sentirsi al sicuro.
D’altra parte anche tu sei stanca e potresti non sentirti in grado di soddisfare così tante richieste. In questi casi chiedi aiuto, perché per accudire alcuni bimbi non basta una persona, serve una squadra.
I padri, i partner, i nonni, le amiche, le ostetriche, le volontarie, le altre mamme, le vicine di casa… sono i nodi di una rete che può rivelarsi fondamentale.
Verifica quale tipo di aiuto ti fa sentire più a tuo agio, più sicura delle tue possibilità.

GLI AIUTI INUTILI E DANNOSI
Tante persone ti diranno cosa devi fare, tutti sembreranno sapere perchè tuo figlio sta piangendo quando tu, invece, non ne hai idea e alcune frasi, soprattutto i primi tempi, potrebbero farti sentire incapace e insicura: il rischio in questi casi è che, per paura di sbagliare, tu possa allontanarti da tuo figlio, e questo sarebbe l’unico vero danno.
Ogni bambino è unico e va scoperto, nessuno lo può conoscere più di quanto lo conoscano i genitori. Divertiti ad osservarlo, studia le sue reazioni, lo stesso farà lui e così potrete avvicinarvi l’uno all’altra. Giorno dopo giorno e col tempo, vi conoscerete sempre meglio e acquisterete confidenza con le routine di base migliorando via via la vostra reciproca intesa.

Tratto da: “UNA BASE SICURA” breve Guida Informativa rivolta alle mamme

Associazione Onlus “Elios”e Associazione Onlus “La Base Sicura”

Se senti il bisogno di un supporto che ti guidi e ti rassicuri nel primo
periodo dopo la nascita del tuo bambino puoi richiedere, a domicilio, consulenze sulle seguenti tematiche:
– Allattamento (al seno o al biberon)
– Coliche
– Riconoscere i bisogni del bambino
– Sostegno alla genitorialità
– Sviluppo del bambino
– Baby blues
– Svezzamento
– Sonno dei neonati
Gli incontri sono gestiti dalla dott.ssa Cinzia Caltabiano, Pedagogista ed Educatrice Prenatale e Neonatale.
Per ulteriori informazioni
caltabianocinzia@gmail.com
tel. 3703282962

Oppure utilizza il modulo di contatto:

 

 

Lo sviluppo relazionale del bambino dalla nascita a 3 anni

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Durante i primi anni di vita il bambino apprende non solo il codice linguistico per comunicare con il mondo esterno, ma impara anche quali comportamenti sono più appropriati nelle relazioni sociali. Fin dalle prime settimane di vita attraverso il pianto, il sorriso ed infine i vocalizzi, il neonato esprime le sue necessità al fine di evocare una risposta dalle persone che lo accudiscono. (altro…)

Touchpoints come strumento a supporto dei neogenitori

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Un aspetto importante su cui un professionista che si occupa di sostegno ai neogenitori basa il suo lavoro, è sicuramente quella di creare delle facilitazioni nei rapporti genitori-bambino. Queste facilitazioni consistono soprattutto nello “spiegare ” alla neomamma e al neopapà le fasi di sviluppo del bambino e come si manifestano aiutandoli a leggerne il significato.
E’ infatti di fronte alla necessità di affrontare nuovi scatti evolutivi, che i neogenitori si trovano spesso in difficoltà.
L’approccio che personalmente utilizzo con i neogneitori si basa sul concetto di Touchpoin sviluppato dal professore T. Berry Brazelton, pediatra e psichiatra infantile.
Ma cosa sono i touchpoints?
Per spiegare questo approccio occorre una premessa. Nessuna linea evolutiva nel bambino ha una progressione lineare. Lo sviluppo motorio, cognitivo ed emotivo procedono per scatti. L’aspetto importante di questo evoluzione è che prima di ogni “balzo” in avanti dello sviluppo c’è un periodo breve, ma prevedibile, di disorganizzazione nel bambino.
Infatti ogni nuova acquisizione ha un “costo” pagato spesso con una transitoria regressione del bambino. Per esempio: imparare a camminare è per il piccolo un momento complesso, non solo dal  punto di vista motorio, ma anche emotivo: sperimenta infatti la paura di staccarsi, l’eccitazione di riuscire, la possibilità di esplorare l’ambiente circostante con le sue meraviglie e i suoi pericoli. Quasi sempre di fronte a queste difficoltà il bambino regredisce in comportamenti che si ritenevano già superati, per  esempio non è più capace di addormentarsi da solo o di passare dal sonno profondo al sonno  leggero senza cercare l’aiuto dell’adulto.
I genitori, sconcertati dal cambiamento del bambino, si trovano in difficoltà e non sanno come agire.  In questo caso un professionista competente può fornire l’aiuto per gestire la situazione. Fornendo una guida anticipatoria, attraverso incontri mirati, è possibile fare vedere alla mamma e al papà questi cambiamenti da una nuova prospettiva, tanto da risultare sufficiente a mettere in moto diversamente le loro risorse. Ed è anche questo aspetto tra i più importanti: il genitore non vive l’intervento come attore “passivo” ma come protagonista attivo. Viene infatti risaltato come ogni genitore ha dei punti di forza e delle competenze che lo spingono a fare sempre il meglio per il proprio figlio.

Con questo approccio si ha dunque la possibilità di fornire un reale sostegno alla  genitorialità oltre ad essere efficace nel mitigare le situazioni di stress all’interno della famiglia stessa.

Se desideri contattarmi per una consulenza su tale argomento puoi compilare il modulo di contatto. Fisseremo un appuntamento a domicilio (zona Padova e Alta padovana) in cui potremo parlare delle possibili strategie da adottare nelle varie fasi di crescita.

Lo sviluppo visivo del bambino

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Anche se lo sviluppo anatomico è già avvenuto, diversi sono gli aspetti funzionali che matureranno poco per volta, soprattutto nei primi 6-8 mesi di vita, fino a completarsi prevalentemente intorno ai 3-5 anni di età.

Prime settimane di vita

Fin dalle prime ore di vita, un neonato reagisce alla luce e al buio, ma non è in grado di controllare i movimenti degli occhi, di mettere a fuoco e di percepire i colori. La luce lo attira e lo incuriosisce (lampada accesa, finestra aperta), ecco perché, nei primi mesi di vita, si utilizzano delle mire luminose per attirare la sua attenzione e per studiare i movimenti degli occhi.

Dalla seconda–terza settimana di vita, il piccolo inizia in parte a coordinare i muscoli oculari e a mettere a fuoco oggetti vicini, a circa 20-25 cm dai suoi occhi. Gli oggetti posti a maggiore distanza appaiono sfuocati ed in diverse tonalità di grigio. Il bambino è attratto da oggetti semplici, molto contrastati; è in grado di fissarli ma non di inseguirli.

Primi mesi

A 1-2 mesi, appare interessato ad oggetti colorati ed a forme più complesse. Riesce a fissare luci e ad inseguire oggetti in movimento in modo incostante. La collaborazione fra gli occhi non è precisa e i movimenti oculari non risultano coniugati. Inoltre, si amplia il campo visivo, migliorando la percezione dello spazio che lo circonda, per questo è attirato da oggetti che sono posti “di lato”.

A 2-3 mesi, matura la capacità di convergenza e di messa a fuoco (accomodazione) delle immagini poste a breve distanza. La capacità di fissazione diventa più sicura: i lattanti passano molto tempo ad osservarsi le mani.

Attorno al 4° mese, ma spesso anche prima, intervengono diverse modifiche del comportamento visivo. Migliorano la coordinazione e la collaborazione fra gli occhi: sono i primi passi nello sviluppo della visione binoculare. Migliora ulteriormente la capacità di messa a fuoco, per questo il bambino è molto più interessato a ciò che avviene attorno a lui e ai volti che si avvicinano. Il piccolo è molto attratto da oggetti in movimento, riuscendo a inseguirli con precisione con lo sguardo.

Nei mesi successivi, il bambino continua a migliorare la capacità visiva: tra i 5-6 mesi, comincia a distinguere i colori ed è in grado di riconoscere il viso della mamma dai molti volti sconosciuti.

Al 6°-8° mese, tenta di prendere gli oggetti al di fuori della sua portata, riesce a fissarli bene e a distinguere i particolari, vede con maggiore chiarezza i colori. Matura la capacità fine di usare gli occhi insieme, ossia la visione binoculare singola che si consolida: in tal modo, la sensazione visiva che arriva da ogni occhio viene percepita tridimensionalmente (stereopsi). Pertanto, la presenza di una saltuaria deviazione degli occhi entro i primi 6-8 mesi non deve preoccupare.

Esiste, però, anche uno strabismo falso, o pseudostrabismo, dovuto ad una particolare conformazione delle palpebre (epicanto) che solitamente scompare con la crescita.

Se, dopo il 6° mese, gli occhi appaiono un po’ convergenti o divergenti, si può sospettare un reale strabismo, perché a questa età è già maturata la visione binoculare, che presuppone un normale parallelismo degli occhi.

In caso di strabismo (assenza di parallelismo degli occhi) o di difetti visivi non corretti, soprattutto se a carico di un solo occhio, non si viene a creare un’esperienza visiva normale, in quanto il cervello esclude l’immagine dell’occhio peggiore, con conseguente ambliopia (occhio pigro).

Per evitare l’ambliopia, sono indispensabili una diagnosi precoce ed una adeguata terapia: si occlude l’occhio migliore per favorire la visione dell’occhio pigro.

Da 1 a 3 anni, migliorano ulteriormente il riconoscimento di oggetti sempre più piccoli e più lontani, la convergenza, i movimenti di fissazione e di inseguimento.

 

fonte: http://elisabethmilan.it/pazienti/12-pazienti/52-cosa-vede-il-mio-bambino.html#content

 

Quali sono i segnali della fame?

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Riconoscere i segnali della fame permette di nutrire correttamente e in modo sereno il neonato. Come si vede da questo poster se il bambino arriva ad innervosirsi e ad agitarsi eccessivamente può risultare difficoltoso nutrirlo. Quindi osserviamo il nostro piccolo e se riconosciamo questi gesti, allora è arrivato il momento di allattarlo.

Il pianto del neonato

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Come riconoscere i diversi tipi di pianto del neonato

Il pianto è la prima forma di comunicazione del neonato con il mondo che lo circonda. Il piccolo può piangere perché ha fame, dolore o il pannolino sporco. Ma potrebbe essere anche infastidito dall’ambiente che lo circonda perchè troppo caldo o troppo freddo oppure i rumori che lo circondano sono tali da provocargli fastidio o disagio. Anche il “clima familiare” può esserne causa, in quanto l’eccessivo nervosismo o ansietà possono  trasmettersi facilmente da genitore a figlio. Ai neogenitori l’arduo compito di imparare ad ascoltare e ad interpretare correttamente tale forma di linguaggio per rispondere in modo adeguato a ciò che il bambino cerca di comunicare. A questo scopo può essere utile attendere alcuni istanti prima di intervenire per cercare di capire cosa ha scatenato il pianto, senza “tamponare” e fare tacere il bambino offrendo subito il ciuccio o il seno. Spesso un altro fattore che scatena la reazione immediata della mamma è il timore che il bambino stia “soffrendo”. Infatti il pianto del neonato riesce a innescare un “allarme” istintivo della mamma che la porta ad intervenire. Poichè, come è stato detto prima, il bambino piange per diversi motivi prima di intervenire può servire fermasi ed osservate perchè ascoltando le caratteristiche del pianto, in particolare il suo timbro, la sua intensità e durata, si possono ricavare tante informazioni. Molto schematicamente si possono individuare:

  • il pianto per fame: il cui l’inizio è a bassa intensità per poi divenire più forte e ritmico;
  • il pianto per dolore: intenso, forte fin dall’inizio e prolungato nel tempo con, a seguire, una fase di silenzio e presenza di singhiozzi alternati a brevi inspirazioni;
  • il pianto da collera: simile al pianto da fame, ma con tonalità più bassa ed intensità costante.

Per calmare il pianto di un neonato occorre prima di tutto entrare in comunicazione con il bambino. Se il pianto non è scatenato da fastidio, fame o sete probabilmente deriva dalla necessità di richiamare l’ attenzione da parte dei genitori al fine di ricevere contatto e rassicurazione. Quindi senza alcun timore di “viziarlo” il contenimento delle braccia di mamma e papà restituisce serenità al piccolo. Nel tempo però il piccolo potrà rassicurasi non soltanto attraverso il contatto fisico, ma anche e soprattutto attraverso la vista e l’utilizzo della voce. Ecco che, ad esempio, quando ci si sposta da una stanza all’altra della casa la mamma e il papà possono continuare a parlargli e fare sentire la loro presenza senza necessariamente portarlo sempre in braccio. Con il passare dei mesi si può incoraggiare il bambino, a calmarsi da solo: i neonati, infatti, sono dotati fin dalla nascita di un sistema di auto-consolazione rappresentato dal riflesso di suzione motivo per cui i bambini utilizzano il dito o il ciuccio  per consolarsi. E’ una conquista davvero importante che permette al bambino di scoprire, comprendere ed utilizzare le proprie risorse.

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