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Articoli con tag ‘il gioco del bambino’

Un gioco per ogni età

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Quando scegliamo un gioco per i nostri figli dobbiamo sempre tenere conto dell’età del bambino e delle sue capacità cognitive, motorie e sociali. Infatti un gioco per una fascia di età maggiore verrà ben presto abbandonato con relativa sensazione di frustrazione da parte del piccolo, allo stesso modo giochi troppo semplici rispetto all’età del bambino, potrebbero farlo annoiare. Vi propongo una breve guida dal titolo “Un gioco per ogni età” redatta dal Ministero della Salute in cui vengono descritte le tappe principali di sviluppo della crescita da 0 a 12 anni e i giochi da poter proporre.

Per la fascia 0 – 3 anni è importante fare attenzioni ai giochi che contengono piccole parti.

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Vorrei però precisare che non deve preoccupare il genitore se un bambino di 3 anni gioca con le bambole o una bambina con le macchinine… a questa età i bambini amano sperimentare vari giochi emulandosi a vicenda.

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Sull’utilizzo dei videogiochi prestare particolarmente attenzione all’età indicata sulla confezione dei cd (3+, 16+, 18+ ecc)

fonte: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_206_allegato.pdf

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E’ mio!!!

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Alzi la mano chi non è mai intervenuto per mediare un litigio tra due bambini che si stanno contendendo un gioco… Penso che questa scena sia abbastanza chiara e vivida nella mente di TUTTI i genitori. Ma cosa fare in questi momenti? Facciamo un passo indietro. Il bambino dopo gli 8 mesi inizia a gattonare e ad esplorare il mondo che lo circonda. Tutto è una magnifica scoperta e ogni oggetto(quindi non solo giocattoli) è da provare, mordere e manipolare. Nel momento in cui due bambini si trovano nello stesso ambiente, capiterà spesso che un oggetto-giocattolo in mano ad uno susciterà immediatamente l’interesse dell’altro. A questo punto la classica affermazione degli adulti è: “ma se prima quel gioco era per terra e nessuno dei due lo prendeva in considerazione, adesso perchè dovete litigare per averlo?”. Fintanto che il giocattolo era li per terra non suscitava alcun interesse, ma nel momento in cui finisce nelle mani di un bambino, tale gioco “prende vita” diventa, quindi, interessante. La stessa cosa, se ci pensate bene, succedete anche con gli oggetti che i genitori utilizzano quotidianamente: le chiavi di casa, utensili da cucina, mollette ecc. sono tutti oggetti che nel momento in cui li avrete in mano il piccolo ve li chiederà. Tornando quindi alla questione di partenza, cioè cosa fare quando due bimbi si contendono un gioco: diciamo subito che fino ai tre-quattro anni la visione egocentrica del bambino non gli permetterà di capire il concetto di “condivisione”, per cui togliere di mano il gioco ad uno per darlo all’altro bambino dicendo “devi condividerlo” non risolverà la situazione.  Si può invece tentare di distrarre il bambino proponendo un altro gioco( meglio ancora se un oggetto che abbiamo utilizzato noi e che può effettivamente suscitare l’interesse del bambino) . Con il passare del tempo però sarà necessario spiegare che, quando si vuole un gioco che è nelle mani di un altro bambino, si deve prima chiedere ” posso giocare con questo gioco?”. Ovviamente il bambino che ha in mano il gioco può rispondere di “si” ma può anche dire di “no” perchè prima vuole finire di giocarci…  in questo caso il genitore spiegherà che è necessario aspettare il proprio turno.

In sintesi:

– l’adulto dovrà essere presente e mediare quando i bambini sono piccoli (al di sotto dei 3/4 anni);
– crescendo le competenze linguistiche permetteranno un approccio diverso, pertanto si spiegherà come chiedere in prestito un gioco ed eventualmente aiutare a gestire la frustrazione di un eventuale rifiuto;
– non tutto deve essere necessariamente condiviso:  se il bambino ha un gioco preferito(ad esempio un peluche che funge da oggetto transizionale) ha diritto di tenerlo tra le braccia oppure essere riposto in un luogo non accessibile ad altri bambini;
– l’esempio vale più di mille discorsi : se in famiglia si vive correttamente il concetto di condivisione  il bambino imparerà a gestirla nel quotidiano, senza richiedere ogni volta l’intervento dell’adulto.

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