Supporto professionale che conduce i genitori a scelte consapevoli in campo educativo.

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Come si svolge una consulenza educativa

Negli ultimi tempi ho notato che, nonostante ci sia una crescente necessità/richiesta da parte dei genitori di ricevere supporto e sostegno in ambito educativo, persistono timori e dubbi perchè non è chiaro come si svolgono le consulenze con una pedagogista e soprattutto c’è il timore che si tratti di percorsi lunghi ed onerosi. Con questo articolo vi spiegherò come lavoro, sperando di riuscire a sciogliere questi dubbi così da valutare un supporto che vi permetta di raggiungere un benessere familiare.

Partiamo però dal chiarire cos’è una consulenza educativa.

La consulenza educativa non ha finalità diagnostiche o terapeutiche ma attraverso l’ascolto i neogenitori vengono supportati nel mettere a fuoco i problemi, connettere tra di loro le situazioni ed individuare possibili soluzioni riscoprendo così le proprie potenzialità

Quindi la caratterista principale dell’incontro sarà proprio l’ascolto. Attraverso un primo esame delle problematiche (molto spesso richiedo di compilare una scheda di osservazione per qualche giorno così da avere un quadro della routine familiare) che più ti preoccupano, sarà dato ampio spazio alle domande, dubbi e perplessità così da individuare insieme delle soluzioni a ciò che ti preoccupa.


Se il tuo bambino è appena nato osserveremo come si sta adattando al mondo esterno e capiremo di quali facilitazioni ha bisogno per dormire, mangiare ed interagire in maniera serena. Per questa tipologia di consulenza è consigliato un incontro a domicilio.*


Se possibile, durante il primo incontro sarebbe bello che ci fosse anche il papà così da avere un confronto con entrambi i genitori.


Dopo il nostro incontro sarò comunque a disposizione tramite Whatsapp o Messanger per rispondere a domande o risolvere dubbi che potranno presentarsi nei giorni successivi.

Dopo circa una settimana/quindi giorni fisseremo un altro incontro per verificare quali cambiamenti si sono sviluppati e come si sono manifestati così da fare il punto della situazione sugli obiettivi che ci si era prefissati. Dopo questo breve percorso sarete voi stessi a decidere se e quando fissare ulteriori incontri. In questi anni, ad esempio, mi è capitato di essere rimasta in contatto con diversi genitori, conosciuti appena nati i loro bimbi, e di averli seguiti nei momenti cruciali della crescita dei loro piccoli (inserimento al nido, primi capricci, passaggio alla scuola dell’infanzia, sviluppo di competenze emotive ecc.) con 2/3 incontri l’anno.

Photo by Anna Shvets on Pexels.com

Per quanto riguarda i costi: gli incontri hanno un costo di 32€ se svolto in studio, 40€ per l’incontro online e 50/65€ a domicilio (il costo varia in base alla distanza del domicilio dei genitori)

Spero di avere sciolto i tuoi dubbi e risposto alle tue domande, se desideri comunque ulteriori informazioni non esitare a contattarmi! 🙂

email: caltabianocinzia@gmail.com

tel: 3703282962

*durante tutto il periodo di emergenza sanitaria causa COVID19, per gli incontri a domicilio è importante che tutti i presenti indossino la mascherina e che non manifestino sintomi simil-influenzali.

La tecnica del time out

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Mi capita spesso di leggere post su fb contro il metodo del Time Out. Ma è davvero così deleterio? Io penso di no. Se usato bene in realtà il time out può essere un valido strumento educativo. Vediamo insieme il perchè.

Partiamo dal suo significato. Time out significa sospensione temporanea del gioco, in alcuni sport di squadra si traduce in una breve sospensione del gioco richiesta da un allenatore per concordare con i propri giocatori variazioni nella tattica, nel ritmo di gioco ecc. Quindi lo scopo non è di tipo punitivo ma di tipo organizzativo e permette di raggiungere un obiettivo.

L’obiettivo del time out in campo educativo è identico: lo scopo non è l’isolamento/punizione ma l’allontanamento dalla situazione che ha portato ad un comportamento sregolato del bambino così da potere avere il tempo di riorganizzarsi e ritornare nel contesto in maniera più serena.

Perchè è necessario fare questo passaggio prima di parlare con un bambino? Pensateci un attimo: avete mai provato a fare ragionare un bambino in piena crisi? E’ un’impresa impossibile. In quel momento una tempesta emotiva si è abbattuta nella sua mente. Sarà quindi importante prima di tutto riportare la calma e dopo parlare.

Naturalmente importante spiegare prima al bambino che quella sedia posta in un angolo tranquillo della casa/scuola serve nei momenti in cui perde il controllo, momenti in cui avrà quindi bisogno di fermarsi, respirare e bere un sorso d’acqua. Questo per evitare proprio che venga interpretata come una punizione.

Solo dopo avere ripreso la calma, insieme all’adulto, allora potrà capire dove ha sbagliato (ad esempio picchiare un compagno/sorella/fratello per portare via un gioco) e come può rimediare (ad esempio chiedendo scusa, prestare un gioco ecc).

Genitori autorevoli per bambini felici

Ovviamente il tutto deve durare qualche minuto..non ore!
Questo è il Time out o sedia della riflessione!!


Niente di umiliante!! Nulla di traumatico!


Anzi, ha come scopo risolvere problemi, prendere buone decisioni e regolare le emozioni.


Ah, naturalmente il time out è un valido strumento che l’adulto può utilizzare per se stesso!

Se desideri fissare un appuntamento per una consulenza ONLINE su tale argomento, puoi utilizzare il modulo di contatto o inviare un messaggio Whatsapp al nr 3703282962.

Quando il bambino dice le parolacce

Il nostro parolacce bambino ha iniziato a parlare sempre meglio, ad esprimersi in maniera sempre più precisa e chiara, ma ecco che quando meno te lo aspetti arriva…. la parolaccia!!

 

Ma cos’è successo al nostro pargolo?

Quando il bambino è in piena fase di apprendimento della lingua assorbe e ripete tutte le espressioni che sente dagli adulti e da altri bambini ed inevitabilmente capiterà che senta qualcuno pronunciare qualche parola poco opportuna.

Ma come comportarsi in questi momenti e come fare capire che non è un modo corretto/educato di esprimersi?

Va innanzitutto ribadito un aspetto importantissimo più volte citato: i bambini assorbono tutto quello che succede intorno a loro. L’imitazione è un’aspetto fondamentale nella vita di un bambino per cui facciamo attenzione al linguaggio che usiamo in casa. Stesso discorso va fatto per il nido e scuola dell’infanzia in cui le maestre devono arginare il prima possibile il sorgere di un linguaggio poco opportuno.

Un altro elemento importantissimo sarà la vostra reazione: se reagirete in modo molto concitato (sia che siano risate o rimproveri) il bambino tenderà a mettervi alla prova per capire se dire parolacce è un modo per avere la vostra attenzione.

Con i più grandicelli (4/5 anni) potete ragionare sul significato della parola: superate l’eventuale imbarazzo e fate capire loro quanto sia scortese e fuori luogo usare certi termini.

Infine uno stratagemma che si rivela molto utile è quello di sostituire la parolaccia con un termine accattivante/buffo e magari inventato insieme che ben si addica al contesto.

Fratelli e…litigi!

foto-litigi-fratelli

 

“I fratelli sono stati fatti per lottare tra di loro. La rivalità è un aspetto sano e normale di un rapporto importante.

Prendersi cura e competere l’un l’altro sono due facce della stessa medaglia. Non sarebbe possibile averne una senza avere l’altra.

Tutte e due insieme alimentano un rapporto importante.

L’atteggiamento migliore di voi genitori è di restare al di fuori di questa rivalità”

T. Brazelton

 

Ebbene si, care mamme e cari papà…i litigi tra fratelli sono assolutamente normali!

Lo so, sono anch’io una mamma alla prese con i litigi quotidiani dei propri figli e posso capire se quello che avete appena letto vi rassicura ma fino ad un certo punto. Allora vediamo cosa fare, in pratica, quando i vostri pargoli si azzuffano per risolvere i loro diverbi:

  • lasciate che  si confrontino permettendo loro di esprimere sentimenti di gelosia e di rabbia;
  • aiutateli a gestire autonomamente i momenti di tensione. Avvisate che li lascerete discutere in autonomia spiegando delle regole di base (si discute senza risse, pugni, schiaffi e parole offensive) affinchè possano raggiungere da soli una soluzione al problema o ad un chiarimento. Quando sono ancora molto piccoli avranno bisogno che ci sia un adulto presente che assicuri un dialogo costruttivo. Attenzione a non patteggiare per uno o per l’altro;
  •  va quindi però stabilito il “prezzo” da pagare tassativamente nel caso di mancato rispetto delle regole sopra citate (per esempio divieto di guardare la televisione, giocare, uscire, usare il computer);
  • non ricorrete alle punizioni fisiche;
  • date l’esempio: fate notare come affrontare i problemi quotidiani attraverso il dialogo.

Un ultimo consiglio: spesso la causa dei litigi è la noia quindi prevenite organizzando attività da svolgere tutti insieme (passeggiate in bici, giochi da tavolo, viaggi, pic-nic..).

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