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Quando i bambini non ascoltano..

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…la pazienza si esaurisce, un misto di frustrazione e delusione prende il sopravvento ed ecco che scappa l’urlo di rimprovero!!! Eh si, nessuno è immune e capita a tutti di sfogare un momento di rabbia attraverso un rimprovero ad alta voce. Ogni tanto può succedere, vuoi la stanchezza, vuoi una serie di fattori stressanti e l’urlo parte senza neanche pensarci due volte. Ma si ottiene l’effetto desiderato ? Sul momento sembra di sì perchè abbiamo sfogato la nostra collera e la scena si “congela”, però capita che dopo poco tempo nostro figlio rifà nuovamente la cosa per cui lo abbiamo sgridato . Cosa succede se ogni giorno la modalità “urlo” prende il sopravvento? Con il passare del tempo ci si rende conto che nostro figlio sembra essere diventato sordo ad ogni parola, il suo volto diventa apatico e sembra essere indifferente alla nostra rabbia.

Quindi a questo punto ci chiediamo: è’ nostro figlio che “non ascolta” o alla base c’è un difetto di comunicazione?

Recentemente ho letto il libro del pedagogista Daniele Novara “Urlare non serve a nulla” e ho trovato alcuni spunti interessanti che vorrei brevemente sintetizzare. Partendo dal presupposto che l’educazione non può essere lasciata al caso, il fattore organizzativo dei genitori permette ai bambini di avere chiarezza e da loro senso di sicurezza. Alla base di questa organizzazione troviamo le regole e l’importanza della comunicazione genitori – figli.

Un aspetto importante, secondo l’autore, è tenere presente la differenza che esiste  tra una regola educativa e il comando:

“Il comando è: <stai seduto> la regola educativa è <a tavola si mangia seduti> E’ qualcosa di impersonale e oggettivo. Ogni volta che si da il comando si rischia l’insubordinazione. Occorre quindi evitare i comandi e stabilire piuttosto delle regole oggettive: un orario per andare a letto; un modo per mangiare a tavola; un tempo per guardare la tv. Sono procedure stabilite in famiglia per stare meglio e per vivere insieme.”

Le regole pertanto, continua Novara, per essere rispettate e comprese dai bambini devono essere:


1. Condivise: le regole devono essere decise da entrambi i genitori e per non creare confusione vanno seguite in uguale modo da mamma e papà.


2. Chiare: una regola deve essere comprensibile, chiara e semplice. Il bambino deve sapere cosa può fare e cosa non deve fare,  questo sarà importante per la sua autonomia.


3. Adeguate e realistiche: Il bambino deve essere in grado di metterle in pratica perchè adeguate alla sua età, ad esempio non è realistico aspettarsi che un bambino di due o tre  anni riesca a stare seduto e fermo in un ristorante per ore.


4. Sostenibile: si tratta di dare delle indicazioni chiare e non contraddittorie ad esempio: “Andiamo a giocare al parco, ma non sporcarti” oppure “Corri, ma non sudare”.


5. Ragionevoli: dietro ogni regola ci deve essere una base educativa e pedagogica utile alla crescita del bambino e quando la si crea è necessario chiedersi: “la regola che sto proponendo è utile alla crescita di mio figlio? E’ centrata sui suoi bisogni o sui miei?”

 

Stili educativi genitoriali

 

Paper family in hands

 

Numerosi studi e ricerche hanno evidenziato che gli stili educativi possono essere così suddivisi:

  • stile autoritario
  • stile permissivo
  • stile autorevole

Lo stile educativo autoritario

Nello stile autoritario il dialogo genitori-figli è quasi inesistente e si caratterizza per la sia unidirezionalità in cui  il genitore si pone come dispensatore di regole (rigide e non discutibili). L’inosservanza delle regole genera delle punizioni (talvolta fisiche) che spesso umiliano il figlio. Ciò che si ritiene educazione altro non è che una tendenza a modellare il figlio in base alle proprie caratteristiche, senza tenere conto dei bisogni o della personalità del bambino.

Questo stile educativo comporta delle conseguenze negative sulla crescita del bambino il quale svilupperà una personalità insicura, avrà scarsa autostima e non riuscirà facilmente a creare-gestire le relazioni sociali.

Lo stile educativo permissivo

Sul fronte opposto troviamo lo stile educativo permissivo.

L’obiettivo principale è evitare i conflitti! Quindi il genitore è molto accondiscendete, non pone limiti (se non strettamente legati all’incolumità del bambino..) e non riesce a dire NO. Ogni richiesta del bimbo sfocia spesso in una trattativa infinita in cui, il più delle volte, il figlio ha la meglio sui genitori. Il genitore permissivo non fornisce una guida e un contenimento del comportamento aggressivo lasciando libero il bambino di agire in maniera incontrollata.

Le conseguenze di tale stile educativo sono: scarso autocontrollo, difficoltà nella gestione delle frustrazioni e scarsa capacità di accettare punti di vista diversi del proprio.

Lo stile educativo autorevole

L’obiettivo dell’educazione di un genitore autorevole è l’autonomia del proprio figlio che passa attraverso lo stabilire delle regole e dei confini chiari (spiegando la motivazione dei divieti e degli obblighi) entro cui i figli possono muoversi liberamente. Le punizioni vengono utilizzate ma senza umiliare, piuttosto stimolando il bambino a riflettere sul modo corretto di comportarsi.
Il genitore autorevole fornisce al figlio l’esempio, diventa un punto di riferimento e una base sicura a cui tornare dopo l’esplorazione del mondo.

Questo stile educativo risponde all’essenza più profonda dell’educazione intesa come “tirare fuori” le risorse e le capacità del figlio permettendo una crescita equilibrata. Infatti il bambino, nei momenti di difficoltà, saprà contare sulle proprie doti e capacità. Inoltre svilupperà competenze sociali, sarà quindi capaci di ascoltare in maniera empatica e a non prevaricare sull’altro.

Se desideri contattarmi per una consulenza e sostegno alla genitorialità puoi compilare il modulo di contatto. Fisseremo un appuntamento a domicilio (zona Padova e Alta padovana) in cui potremo parlare delle del vostro stile genitoriale e come è possibile migliorare il rapporto genitori-figli.

La disciplina consapevole

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Di recente ho avuto modo di leggere il libro “Il linguaggio segreto dei bambini” di Tracy Hogg. Ho trovato molto interessante la parte del testo in cui si parla di “disciplina consapevole”. Ma di cosa si tratta?

La disciplina consapevole riguarda la capacità di rendere la vita prevedibile per vostro figlio e di stabilire dei limiti che lo facciano sentire sicuro. Fa si che vostro figlio sappia cosa aspettarsi e che cosa ci si aspetta da lui. Gli si insegna a capire che cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e ad obbedire a certe regole.” Attenzione! Dare delle regole non significa punire, minacciare ecc ma stabilire delle strutture esterne(confini) all’interno delle quali i bambini devono stare, aiutandoli così a sviluppare il controllo interno.”

L’autrice continua elencando i punti fondamentali per attuare una disciplina consapevole:

1) Siate consapevoli dei vostri confini e stabilite delle regole

2) Prestate attenzione al vostro comportamento per capire cosa state insegnando ai vostri figli

3) Ascoltate quello che dite per essere certi di essere voi, e non il bambino, ad avere il controllo

4) Ogni volta che è possibile pianificate in anticipo: evitate gli ambienti o le circostanze che creano difficoltà

5) Vedete le cose con gli occhi di vostro figlio

6) Scegliete le vostre battaglie

7) Proponete scelte precise

8) Non abbiate paura di dire “no”

9) Bloccate sul nascere i comportamenti indesiderabili

10) Lodate il buon comportamento, correggete o ignorate quello sbagliato

11) Non affidatevi alle punizioni fisiche

12) Ricordate che cedere non significa amare

Tratto da “IL linguaggio segreto dei bambini” di T. Hogg

ed. Oscar Mondadori

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