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I “no” aiutano a crescere?

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Il titolo prende spunto da un famoso libro di Asha Phillips “I no che aiutano a crescere“. Ho letto questo testo qualche anno fa e nel frattempo ho avuto modo di elaborare, anche grazie ad altri testi e all’esperienza quotidiana, una mia riflessione.

I comportamenti degli adulti, ma anche dei bambini, sono condizionati dalle risposte dell’ambiente circostante. Noi tutti tendiamo a ripetere comportamenti che in passato ci hanno gratificato o ci hanno fatto raggiungere un determinato obiettivo. Così accade anche per i bambini. Ma scendiamo dalla teoria alla pratica.
Esempio: un bambino, di 2 anni, vede dei dei giochi che tanto gli piacciono e li vuole a tutti i costi. La mamma, nonostante capisca che il bambino possa esserne attratto dice di no. Il bambino posto davanti ad un evento frustrante (il no della mamma) reagisce come sa reagire un bambino di 2 anni: pianti e urla. A questo punto la mamma ha le seguenti possibilità:
– lo accontenta, ma facendo così la prossima volta che il bambino sarà messo di fronte ad un evento simile ripeterà lo stesso copione perchè sa che otterrà ciò che vuole;
– la mamma spiega, e sottolineo che a 2 anni i bambini capiscono benissimo ciò che gli spieghiamo basta farlo con parole semplici e legate alla quotidianità, che non può avere ogni gioco che vede e che a casa ne ha molti con cui è possibile divertirsi con mamma e papà. A questo punto la mamma aggiunge un elemento di distrazione, il bambino può aiutare a portare il carrello, canticchiare una canzone ecc.
– se una volta spiegato con calma le ragioni del no il bambino dovesse continuare ad insistere con il suo comportamento l’unica soluzione è ignorarlo. Cercare di fare ragionare un bambino in piena crisi è una missione impossibile. Solo dopo essersi calmato riusciremo ad ottenere di più. Altrimenti si rischia di alimentare un meccanismo che non porta a nulla. Come dicevo prima è vero che un bambino di 2 anni ha come forma di comunicazione il pianto, ma deve essere una fase, perchè il bambino “non sa come si fa”. Se diamo troppo peso a questi comportamenti ce li ritroveremo nella seconda infanzia e perfino in adolescenza (chiaramente con sfumature diverse e sotto forma di ricatti). Ovviamente il dialogo e l’apertura verso il bambino non devono mai mancare, se lo vedessimo come un soggetto antagonista cadrebbe ogni progetto educativo. Ma sappiamo anche come il bambino abbia bisogno di essere guidato passo dopo passo, anno dopo anno ad uscire dalla sua visione egocentrica. Il bambino infatti pensa che tutto gira intorno a lui (vedi ad esempio il continuo ripetere “mio” e “io” dopo l’anno) e ogni cosa che desidera va fatta subito. Dunque noi adulti, partendo dalla consapevolezza di ciò, lo aiuteremo ad uscire da questa fase. Ripeto non è un muro contro muro, perchè non si mette mai in discussione l’affetto. Il genitore quindi capisce, accetta la situazione e lo stato d’animo del bambino ma lo aiuta ad andare oltre.

Perchè alcune volte per un genitore è così difficile dire “no”? Molto spesso le nostre scelte educative sono dettate dal background di esperienze che risalgono alla nostra infanzia e che ci portiamo dentro. E’ un elemento importante, che se da una parte ci permette di non ripetere errori che i nostri genitori hanno fatto con noi, dall’altra è sempre bene conoscere per essere genitori consapevoli.  Chiaramente ogni genitore cerca sempre di creare un ambiente familiare il più sereno possibile ma, inevitabilmente, i conflitti ci saranno e dovranno essere affrontati. Appena escono di casa i bambini affrontano quotidianamente dei conflitti da cui noi non possiamo sempre proteggerli. Il nostro compito è dare gli strumenti giusti per affrontarli ed essere la loro bussola per orientarsi all’esterno. A tale proposito vorrei concludere con una riflessione tratta dal libro Come glielo spiego di Laura Sidoti: “ Uno dei miei compiti di genitore è di prepararti ad accettare i no che incontrerai nella tua vita. Se ti dicessi sempre di si, non ti aiuterei a diventare forte e a fare i conti con le difficoltà e con gli errori che tutti commettiamo. Il mio no è come un allenamento a una partita e la partita è la vita fuori di casa”.

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