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Le dieci regole per scegliere i giocattoli a misura di bambino

GIOCHI

Quando ci troviamo dentro ad un negozio di giocattoli ci rendiamo conto della vastità di scelta che il mercato offre. Ma come orientarsi nell’acquisto di un giocattolo? Vediamo insieme alcune regole che possono orientare le nostre scelte.

1. Non farsi condizionare dal sesso: la definizione di giochi “da maschio” o da “femminuccia”spesso corrisponde a preconcetti culturali che i bambini non hanno. Un giocattolo non condizionerà il senso di identità del bambino, che dipende da fattori ben più profondi e complessi.

2. Considerare l’età del bambino ma non farne un vincolo (ovviamente usando sempre il buon senso..). Molti giocattoli “crescono insieme ai bambini che modificano il loro modo di utilizzarli in base alle loro nuove acquisizioni ed esigenze emotive”.

3. Mettere a disposizione del bambino un ventaglio di giochi diversi affinché possa fare la sue scelte in base alle esigenze ed ai desideri del momento.

4. Non demonizzare alcuni giocattoli per le loro caratteristiche aggressive e potenzialmente violente: teniamo presente che l’aggressività è una componente del corredo emotivo umano e negarla può rendere più difficile per il bambino imparare ad affrontarla e gestirla. E’ importante “supervisionare” tali giochi osservando l’utilizzo che il bambino ne fa.

5. Cercare di orientare la scelta verso giocattoli che permettano un intervento attivo del bambino, che si possono cioè prestare a diversi utilizzi e trasformazioni in base alla fantasia del bambino che li riceve.

6. Non esagerare con i giocattoli “intelligenti”, cioè quelli che hanno necessariamente una finalità didattica ed educativa: il bambino impara e cresce soprattutto fingendo, inventando,
costruendo, recitando una parte.

7. Favorire, man mano che il bambino cresce, giochi da condividere con altri: crescendo infatti si sviluppa la sua capacità di giocare con altri bambini (sappiamo che il gioco è prioritariamente solitario fino a diventare nel tempo socializzato).

8. Non scegliere necessariamente fra quelli proposti dalla moda del momento, indirizzandosi qualche volta, verso un giocattolo “alternativo”: anche se non è facile prescindere dall’influenza della pubblicità, specialmente quella televisiva, è opportuno provare a lasciarsi guidare dal proprio intuito.

9. Non utilizzare nella valutazione il solo parametro economico. Non sempre infatti un giocato costoso e appariscente susciterà nel bambino curiosità, divertimento ed interesse duraturo.

10. Scegliere il gioco pensando al bambino che lo riceve, e non per realizzare i propri desideri insoddisfatti (quello che non abbiamo potuto avere …) o per rivivere le emozioni della propria infanzia (il giocattolo che amavamo da piccoli…). Si potrà trovare soddisfazione e rivivere le proprie emozioni infantili dando al bambino la piena disponibilità a giocare con lui, a condividere i suoi percorsi fantastici e creativi.

 

fonte: http://www.ospedalebambinogesu.it/home

 

Lo sviluppo relazionale del bambino dalla nascita a 3 anni

bimbi che giocano

Durante i primi anni di vita il bambino apprende non solo il codice linguistico per comunicare con il mondo esterno, ma impara anche quali comportamenti sono più appropriati nelle relazioni sociali. Fin dalle prime settimane di vita attraverso il pianto, il sorriso ed infine i vocalizzi, il neonato esprime le sue necessità al fine di evocare una risposta dalle persone che lo accudiscono. (altro…)

Miti sulla maternità

 

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Nella società attuale esistono molti luoghi comuni legati alla maternità che si rivelano spesso essere inutili e dannosi.

In uno studio effettuato in Gran Bretagna nel 1998 sulle aspettative che le donne avevano riguardo la nascita del figlio, venivano identificati 4 miti e credenze profondamente radicate.

Vediamoli nel dettaglio.

MITO

Le donne sono sempre felici quando diventano madri.

REALTA’

La nascita è un evento per sua natura critico e stressante, che mette a dura prova la neo-mamma (e la coppia genitoriale) comportando una ridefinizione di identità personale, ruoli e abitudini.

MITO

L’allattamento è facile e naturale

REALTA’

Allattare al seno è faticoso e spesso all’inizio non agevole: se non adeguatamente preparate e supportate le madri possono andare incontro all’insorgenza di difficoltà emotive, sensi di colpa ed inadeguatezza.

MITO

Una madre sa come avere cura del suo bambino

REALTA’

Non vi è una “sapienza a priori” magari collegata al famigerato istinto materno. Nei primi mesi dopo la nascita si impara con fatica a conoscere il proprio bambino e le sue necessità, adeguandosi al nuovo ritmo di vita  chiedendo aiuto e sostegno sia materiale che emotivo al partner e alle persone più vicine.

 

 

tratto da: “La prevenzione della depressione post parto” incontro informativo sul progetto “Mamme senza depressione” della ULSS 15 Alta padovana

 

leggi anche Differenze tra depressione post partum e “baby blues”

oppure Il dopo parto: tra fantasia e realtà

 

 

E’ mio!!!

bambini-che-giocano

Alzi la mano chi non è mai intervenuto per mediare un litigio tra due bambini che si stanno contendendo un gioco… Penso che questa scena sia abbastanza chiara e vivida nella mente di TUTTI i genitori. Ma cosa fare in questi momenti? Facciamo un passo indietro. Il bambino dopo gli 8 mesi inizia a gattonare e ad esplorare il mondo che lo circonda. Tutto è una magnifica scoperta e ogni oggetto(quindi non solo giocattoli) è da provare, mordere e manipolare. Nel momento in cui due bambini si trovano nello stesso ambiente, capiterà spesso che un oggetto-giocattolo in mano ad uno susciterà immediatamente l’interesse dell’altro. A questo punto la classica affermazione degli adulti è: “ma se prima quel gioco era per terra e nessuno dei due lo prendeva in considerazione, adesso perchè dovete litigare per averlo?”. Fintanto che il giocattolo era li per terra non suscitava alcun interesse, ma nel momento in cui finisce nelle mani di un bambino, tale gioco “prende vita” diventa, quindi, interessante. La stessa cosa, se ci pensate bene, succedete anche con gli oggetti che i genitori utilizzano quotidianamente: le chiavi di casa, utensili da cucina, mollette ecc. sono tutti oggetti che nel momento in cui li avrete in mano il piccolo ve li chiederà. Tornando quindi alla questione di partenza, cioè cosa fare quando due bimbi si contendono un gioco: diciamo subito che fino ai tre-quattro anni la visione egocentrica del bambino non gli permetterà di capire il concetto di “condivisione”, per cui togliere di mano il gioco ad uno per darlo all’altro bambino dicendo “devi condividerlo” non risolverà la situazione.  Si può invece tentare di distrarre il bambino proponendo un altro gioco( meglio ancora se un oggetto che abbiamo utilizzato noi e che può effettivamente suscitare l’interesse del bambino) . Con il passare del tempo però sarà necessario spiegare che, quando si vuole un gioco che è nelle mani di un altro bambino, si deve prima chiedere ” posso giocare con questo gioco?”. Ovviamente il bambino che ha in mano il gioco può rispondere di “si” ma può anche dire di “no” perchè prima vuole finire di giocarci…  in questo caso il genitore spiegherà che è necessario aspettare il proprio turno.

In sintesi:

– l’adulto dovrà essere presente e mediare quando i bambini sono piccoli (al di sotto dei 3/4 anni);
– crescendo le competenze linguistiche permetteranno un approccio diverso, pertanto si spiegherà come chiedere in prestito un gioco ed eventualmente aiutare a gestire la frustrazione di un eventuale rifiuto;
– non tutto deve essere necessariamente condiviso:  se il bambino ha un gioco preferito(ad esempio un peluche che funge da oggetto transizionale) ha diritto di tenerlo tra le braccia oppure essere riposto in un luogo non accessibile ad altri bambini;
– l’esempio vale più di mille discorsi : se in famiglia si vive correttamente il concetto di condivisione  il bambino imparerà a gestirla nel quotidiano, senza richiedere ogni volta l’intervento dell’adulto.

Come e quando avviare lo svezzamento

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Piramide alimentare per le prime settimane in cui si inseriscono vari alimenti. Fonte: http://www.piramidealimentare.it

Dopo il compimento del 5° mese solitamente si inizia a fare conoscere al bambino il cucchiaino . Per stimolare la sua curiosità gli si può permettere di tenere in mano un cucchiaino di plastica evitando quello di metallo perchè “freddo” e solitamente non gradito. Il bambino lo porterà spontaneamente alla bocca ed imparerà quindi a conoscerne la forma ma anche il sapore. Ricordiamoci infatti che fino a questo momento il sapore che conosce come familiare, per ciò che riguarda la sua alimentazione, è quello del seno materno o della tettarella del biberon. Per favorire questo passaggio e iniziare a fare conoscere nuove sapori si introduce la frutta cotta o grattugiata. All’inizio saranno pochi assaggi, successivamente si aumenta fino ad arrivare a 50 – 80g di frutta. Questi assaggi si possono inserire a metà mattina o nel pomeriggio. Intorno al 6° mese, quando il bambino avrà quindi perso il riflesso di estrusione della lingua e avrà un buon controllo del capo e spalle, si introducono le prime pappe.

Vediamo come prepararle:

– brodo di verdure ( 1 litro di acqua, 2 patate, 2 carote e 2 zucchine. Fare bollire per circa 1 ora e filtrare)

– carne omogeneizzata (meglio iniziare con gli omogeneizzati industriali perchè più sicuri dal punto di vista igenico e soprattutto più digeribili)

– crema di riso (in commercio troverete quelle istantanee che non richiedono cottura)

Unire a 150ml di brodo molto caldo 2-3 cucchiai di crema di riso(per la quantità esatta fare riferimento alle indicazioni che troverete sulla confezione), a questo punto aggiungere mezzo vasetto di omogeneizzato, un cucchiaino di olio poco grana (attenzione a non eccedere nella quantità di proteine durante il giorno).

Non scoraggiatevi se all’inizio il bambino non gradirà o farà la faccia schifata!!! Il passaggio da un’ alimentazione liquida ad una semi solida richiede tempi diversi e ogni bambino reagirà a modo suo. Se non accetta la novità non insistete ma riprovate dopo qualche giorno. Consiglio: non cercate di fare mangiare il bambino distraendolo con un gioco o peggio ancora davanti alla tv!. E’ invece necessario che il bambino possa inizialmente anche toccare con le mani il cibo e prendere confidenza con questa novità.

Una volta avviato lo svezzamento si possono inserire, una alla volta a distanza di 4 giorni, verdure nuove. In questo modo potremo verificare la tolleranza al nuovo alimento inserito.

Per quanto riguarda l’utilizzo di farine con glutine studi recenti tendono a consigliarne l’inserimento intorno al 6°/7° mese.

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Piramide alimentare per una corretta alimentazione. Fonte: http://www.piramidealimentare.it

Dopo circa 3- 4 settimane si può introdurre la cena che sarà simile al pranzo ma sostituendo la carne con il formaggio fresco (ricotta, stracchino ecc).

Con il passare dei giorni potremo variare il tipo di carne (agnello, cavallo,pollo ecc) e di pesce.

Anche i legumi sono importanti per i bambini e possono essere proposti passati senza buccia. Molto graditi sono le lenticchie rosse decorticate.

In alternativa alla carne,  si può introdurre il tuorlo d’uovo.

Per avvicinarlo al cibo “dei grandi” sediamolo con noi durante la cena(ovviamente dopo avere mangiato la sua pappa) e proponiamogli ciò che stiamo mangiando.

Entro il 12° mese il bambino avrà assaggiato quasi tutti gli alimenti. A questo punto possiamo proporgli le stesse cose che mangiano gli adulti (ovviamente con buon senso!!)

E adesso un sondaggio… 🙂

“E’ vero che..?” Verità e leggende sull’allattamento al seno

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In questo post farò una carrellata di alcune affermazioni che spesso si sentono dire quando si parla di allattamento.

L’idea è quella di fare chiarezza su ciò che è vero e quello che invece rientra nelle cosiddette “leggende popolari” .

“Ad ogni poppata bisogna offrire entrambi i seni..”

Durante i primi giorni di avvio dell’allattamento potrebbe essere utile offrire entrambi i seni per avviare la produzione di latte. Poi con il passare dei giorni il bambino potrebbe saziarsi anche con un solo seno

“Fin da subito è necessario dare degli orari per le poppate..”

Durante i primi giorni non ci sono orari! Dopo il primo mese le poppate diventeranno più regolari e si distanzieranno l’una dall’altra con un intervallo di 3-4 ore

“A volte il latte può non essere nutriente…”

Non esiste un latte materno poco nutriente, l’aspetto acquoso può trarre in inganno. Se il bambino cresce poco vanno ricercati altre motivazioni (scarsità di latte, poppate poco frequenti, ecc)

“La durata di ogni poppata per seno è di 15 min..”

In linea di massima nei primi 15 min il bambino succhia tutto il latte disponibile, ma se notiamo che continuano le suzioni – deglutizioni evidentemente il piccolo ha ancora bisogno di qualche minuto in più…

“Un seno piccolo produce poco latte..”

Non c’è correlazione tra la taglia del seno e la produzione di latte

“Bisogna svegliare il bambino se sono passate 4 ore dall’ultima poppata..”

Se la crescita è scarsa e sono passate 4 ore dall’ultima poppata è meglio svegliare il bambino soprattutto se ciò avviene nei primi giorni dopo la nascita

“Mia madre non ha allattato quindi non riuscirò neanche io..”

Non esiste una “ereditarietà” quando si parla di allattamento

“Allattando non si può rimanere incinta…”

Se da una parte è vero che la prolattina inibisce l’ovulazione, dall’altra è sempre meglio utilizzare contraccettivi se non si desidera una nuova gravidanza

“Quando si allatta si perdono più capelli..”

A causa degli sbalzi ormonali che avvengono dopo il parto è possibile che ci sia una maggiore caduta di capelli che però pian piano ricresceranno belli e forti come prima

“L’allattamento provoca mal di schiena..”

In questo caso è la posizione scorretta che causa il mal di schiena e non l’allattamento

“L’allattamento rovina il seno…”

Il seno subisce varie sollecitazioni ormonali durante la gravidanza rendendolo più voluminoso. Dopo l’allattamento può risultare più piccolo e meno sodo.

“Per avere più latte bisogna bere latte…”

La dieta della mamma che allatta deve essere varia ed equilibrata. Bere molta acqua aiuta a integrare i liquidi necessari durante l’allattamento

“L’allattamento causa la carie ai denti..”

Durante l’allattamento la dieta della mamma deve essere ricca di calcio per fare fronte ad un maggiore fabbisogno

“Quando si allatta bisogna mangiare per due..”

Per una mamma che allatta è sufficiente introdurre circa 500-700 calorie in più rispetto al normale fabbisogno calorico giornaliero. Questo quindi non significa mangiare il doppio..

“Bere birra aumenta la produzione di latte..”

Assolutamente falso!

“Durante il ciclo mestruale non si può allattare”

La ricomparsa del ciclo mestruale dopo il parto non è una controindicazione ad allattare. Potrebbe accadere che la mamma noti un leggero calo della produzione di latte in prossimità dell’arrivo del ciclo.

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