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Neonati e cani: consigli pratici per una convivenza sicura

 In un recente censimento è stato stimato che ben 7 milioni di cani vivono nelle case degli italiani e si sa, un cane che entra far parte di una famiglia ne diventa un membro a tutti gli effetti. Ma quando nel nucleo familiare sta per arrivare un cucciolo d’uomo quali attenzioni dobbiamo avere nei confronti del nostro amico a 4 zampe? Possiamo prepararlo all’arrivo del bebè?

Alcuni mesi fa, durante un corso di massaggio neonatale, ho avuto modo di conoscere Simona Sassonia, mamma di una splendida bimba nonchè psicologa e appassionata del mondo cinofilo. Simona ha anche 2 cani (Pimpa, meticetta di 5kg di 13 anni e Hipo molossoide, un incrocio pitbull) con cui ha fatto un lavoro davvero molto interessante affinchè l’arrivo della piccola fosse vissuto nel modo più sereno possibile dai suoi fedeli amici. Simona ha accettato di rispondere alle mie domande e fornire così alcuni consigli utili ai futuri e neogenitori.

Intanto grazie Simona per avere accettato di collaborare alla stesura di questa intervista. Iniziamo con lo spiegare esattamente qual’è la tua formazione e quale percorso hai scelto per approfondire il comportamento cinofilo

In realtà la mia formazione specifica è tutta in divenire e mi reputo tutt’ora un’allieva a tutti gli effetti con ancora molta strada da fare.

Detto ciò, facciamo un passo indietro…

Nella mia famiglia abbiamo sempre avuto e abbiamo  tutt’ora ogni sorta di animale definito, durante l’evoluzione dell’uomo, domestico.

Tredici anni fa è entrata a far parte della mia vita Pimpa, una piccola scriccioletta, meticetta  di taglia piccola che a 2 mesi  pesava meno di 500gr. Il  nostro rapporto è sempre stato simbiotico e..ahime’ l’ho enormemente  viziata facendo tutto l’opposto di quello che si dovrebbe fare con un animale. Era la mia bimba e come tale la trattavo, ignara dei danni che questo mio comportamento avrebbe portato.

Ad un certo punto quasi 4 anni fa è arrivato nella mia vita Hipo e anche un amore umano, il mio attuale compagno! Quindi Pimpy (come la chiamo affettuosamente io) ha subito ben 2 shock, l’entrata in famiglia di due figure che, anche con tutte le precauzioni del caso, hanno ridotto i Nostri momenti esclusivi.

Devo dire che Pimpy era comunque abituata ad altre persone, ad altri cani e anche ad interagire (a suo modo e secondo le sue voglie) con i bambini. È sempre stata una cagnetta molto ubbiediente senza che io abbia mai trascorso del tempo ad insegnarle comandi particolari.

Quattro anni fa dicevo, con l’arrivo di Hipo, cane maschio (a 4 mesi pesava 15 Kg!), con  un temperamento esuberante, mi sono trovata ad interrogarmi sul rapporto che avevo costruito con Pimpa (che nel frattempo dimostrava in ogni modo di non gradire il nuovo arrivato) e, viste la razza predominante e la stazza di Hipo, mi sono chiesta anche se fosse arrivato il momento di rivolgermi a qualcuno, professionalmente preparato in ambito cinofilo, che mi seguisse in questo percorso di vita insieme.

Mi sono rivolta inizialmente ad un’assocoazione del territorio, “Mano nella zampa” in zona Chiesanuova, con approccio zooantropologico, ovvero riuscire ad interagire con il proprio animale evitando di antropomorfizzarlo (un cane è un animale e non un bambino), cercando di creare le basi per una corretta relazione, in primis facendomi entrare in testa che i molossi sono cani come tutti gli altri, la loro mole e la loro struttura fisica (soprattutto per la caratteristica della mascella), li rendono cani considerati pericolosi per il fatto che queste razze sono state selezionate dall’uomo per i combattimenti, per cui, una volta serrata la mascella su una preda è molto difficile fargliela aprire e i danni che può causare un loro morso non sono certo come quelli di un chiuawa! Ma non per questo sono cani pericolosi o cattivi, anzi! Sono dei membri di famiglia perfetti e alle volte, se correttamente educati ed integrati, anche dei bravissimi baby sitter oltre che degli ottimi cani da guardia.

Attaverso questa prima associazione e poi ad un’altra “Din Don Dog”, a cui, per praticità di vicinanza dal luogo in cui abito, mi sono iscritta in un secondo momento,   ho iniziato ad acquistare libri di zooantropologia e cinofilia, ho seguito seminari, partecipato a classi di socializzazione, incontri individuali e di gruppo (con più cani e persone ovviamente) ho fatto un corso di zooantropologia didattica e mi sono iscritta alla scuola  ” ThinkDog ” per diventare io stessa educatore cinofilo. Tutto questo ha però subito uno stop quando ho raggiunto il sesto mese di gravidanza, la panciotta ha iniziato a crescere e non ho potuto più svolgere gli esercizi in campo e seguire i corsi.

È subentrato così il mio compagno, ovvero era lui a portare Hipo a scuola, non con la solita frequenza ma pur sempre essenziale  per non interrompere il percorso iniziato. Il corso per educatore invece è ancora in stand by perché la piccola ha appena 4 mesi, non appena inizieremo lo svezzamento comunque riprenderò anche con quel percorso.

Ci sono alcune regole fondamentali che ho imparato in questo periodo di formazione, dalle quali, chi sceglie di avere o ha un cane, non può e non deve prescindere:

  • rivolgersi a qualcuno di competente e professionalmente preparato qualora si presentino dubbi di qualsiasi natura ad esempio se si è intenzionati a prendere un cane, oppure se abbiamo già un cane (anche non più cucciolo) e vorremmo imparare con lui le regole per una corretta educazione e una serena convivenza in famiglia;
  • considerare il cane come membro della famiglia non dimenticandosi che è pur sempre un animale;
  • avere un approccio zoonatropologico (quindi secondo natura) con il proprio animale e non paragonarlo ad un bambino nemmeno quando è cucciolo, senza dimenticare che il cane è un essere sociale e non va isolato (esempio relegarlo solo al giardino o ancora peggio tenerlo legato);
  • portare il cane fuori a passeggio spesso, anche se si possiede un ampio giardino;
  • documentarsi leggendo, facendosi consigliare dal proprio veterniario o da qualche consulente cinofilo.

Passiamo adesso a capire perché il cane “va preparato” all’arrivo del bimbo e cosa si può fare durante la gravidanza per abituare il cane all’arrivo del piccolo?

È  importantissimo preparare il cane, o i cani  (come nel mio caso), all’arrivo di un bimbo perché essendo veri e propri membri della famiglia, anche la loro vita subirà l’enorme cambiamento che comporta l’arrivo di un figlio.

Affinché non nascano gelosie o non si inneschino atteggiamenti troppo protettivi,  è fondamentale avere degli accorgimenti perché  l’arrivo del cucciolo umano sia quanto più graduale possibile.

Noi ad esempio, in accordo con gli educatori che ci hanno seguiti, abbiamo cercato di mantenere il più possibile gli orari, le passeggiate e le lezioni in campo (nonostante negli ultimi mesi abbia avuto 2 ricoveri e la mia pancia fosse vistosamente enorme); quando non sono più riuscita io è subentrato il mio compagno che, per esigenze lavorative diverse, non ha potuto mantenere un ritmo identico al mio ma pur sempre essenziale a mantenere il percorso iniziato in modo che gli obiettivi raggiunti non andassero persi.

Inoltre in casa abbiamo iniziato un po’ alla volta, a presentare tutti quegli elementi che arrivano con un bebè: carrozzina, lettino, seggiolone..etc Abbiamo anche chiesto in prestito un bambolotto con la funzione del pianto, lasciando che i cani si abituassero alla loro presenza perché sarebbero stati tutti elementi nuovi e soprattutto la carrozzina, rappresenta fisicamente qualcosa che si muove e dal quale proviene un suono (il pianto del bambino), che ai cani potrebbe ricordare, per semplice istinto,  il verso di una preda. Quindi abbiamo lasciato che la carrozzina diventasse presto parte dell’arredamento, ogni tanto uscivamo spingendola in giardino, come per fare una passeggiata e azionavamo il pianto del bambolotto perché si abituassero quantomeno a quel tipo di suono.

In più, spesso mi facevo vedere con il bambolotto in braccio così da insegnare, soprattutto al cane più grande a non saltare.

I loro lettini essendo in camera, li abbiamo assolutamente lasciati là, questo perché se per una vita li hai abituati a dormire in un posto, non puoi pensare di spostare il luogo del riposo in un momento delicato come questo! Provocherebbe  un grande trauma e genererebbe frustrazione, che, non solo negli animali, può portare a conseguenze anche gravi.

Inoltre, durante i miei ricoveri, il mio compagno quando portava a casa i miei indumenti, lasciava che i cani li annusassero abbondantemente proprio per far loro capire cosa stava succedendo; questo soprattutto durante il ricovero per il parto in cui, oltre ai miei vestiti, c’erano anche i vestiti della piccolina. In modo che, una volta a casa, fosse un  odore già conosciuto.

Che consigli daresti affinchè il momento in cui si porta il neonato a casa sia sereno e tranquillo?

Il momento del rientro a casa è stato davvero emozionante.

Devo fare una premessa:

È importante conoscere e fidarsi del proprio cane per poter rendere questo momento  piacevole e non traumatico perché i cani “ragionano” per associazioni e rilasciano feromoni che, per usare il gergo cinofilo,  marcano le situazioni.  Tutte le marcature possono essere di 2 tipi: positive o negative; se il vostro cane marcherà una determinata situazione in modo negativo, ogni volta che quella situazione si presenterà egli la ricorderà come tale e potrebbe (per difesa o per paura) anche avere reazioni aggressive. Al contrario, se quella situazione/elemento viene marcato positivamente, ogni volta che si presenterà  (ad esempio il bambino in braccio o che piange), il cane lo vivrà serenamente e, a volte, anche con indifferenza, proprio perché per lui sarà una cosa normale.

Ritorniamo al nostro rientro a casa.

Conoscendo l’esuberanza e la stazza di Hipo, abbiamo scelto di svolgere questo momento in questo modo:

  • inizialmente sono scesa io dall’auto e mi sono seduta in giardino, il mio compagno ha poi aperto la porta d’ingresso ai cani che mi hanno accolta con feste e scodinzolamenti super affettuosi, annusandomi e leccandomi ovunque!
  • quando si sono calmati, abbiamo preso la navicella della carrozzina e l’abbiamo adagiata a terra in modo che loro potessero annusarla e sentire la presenza della piccolina è seguito un altro momento di euforia “pazzoide”, dopodiché siamo entrati in casa insieme ed io, solo in quel momento, ho preso in braccio la bimba, mi sono posizionata sul divano e ho invitato i cani ad annusarla mentre la stavo allattando. Hipo le ha annusato i capelli, ci siamo scambiati un dolce sguardo d’intesa in cui lui mi ha proprio comunicato di aver capito, si è steso ai nostri piedi e si è addormentato.

La dolce vecchietta Pimpa invece, si è posizionata sul pouf di fianco al divano e si è messa a dormire, come per dire:

 ” Mamma è tornata, quindi ora è tutto ok”.

Come si può evitare che il cane mostri gelosia nei confronti del bimbo?

Dobbiamo prima di tutto tenere presente che la vita del nostro cane è stata sconvolta esattamente quanto la nostra con l’arrivo del bebè, questo non va mai dimenticato.

Detto questo, anche se a volte è difficile ed estenuante, andrebbero  mantenuti gli stessi atteggiamenti del prima dell’arrivo del cucciolo umano, ad esempio: se il vostro cane era abituato ad uscire alle 6 del mattino e voi non avete dormito tutta la notte e siete stanchi… Non importa, non è colpa del cane e non si può pensare che lui capisca, per cui fate uno sforzo e portatelo fuori come facevate prima.

Anche i tempi di uscita non vanno ridotti. Noi ad esempio, abbiamo aumentato sia la frequenza delle uscite, sia la permanenza fuori e spessissimo cerchiamo di uscire tutti insieme, in modo da farli abituare alla presenza della carrozzina. Durante le uscite è necessario mantenere tranquillità e se si avvicina qualcuno, cosa molto probabile con una carrozzina e un bimbo piccolo, cercate di fermare la persona incontrata, senza allarmismi e avvertirla che i cani potrebbero assumere un atteggiamento protettivo, lasciare quindi a noi il tempo di avvicinarci.

In casa  invece noi cerchiamo di coinvolgere i cani in qualsiasi cosa facciamo, dal cambio del pannolino in cui Hipo trova tranquillità sotto  al fasciatoio, al momento dei pasti in cui ognuno ha il suo posto e nessuno viene disturbato.

Noi per scelta abbiamo da sempre impedito che i cani salissero sul divano o sul letto, quindi questo eventuale cambiamento non abbiamo dovuto affrontarlo, consiglio comunque di procedere in modo graduale, cioè non si può pensare che un cane abituato a dormire sul letto o sul divano di colpo, in un giorno, non ci dorma più. Bisogna trovargli un’alternativa altrettanto allettante in modo che la marchi in modo positivo e la scelga come luogo di riposo, per cui zero forzature che genererebbero solo frustrazione.

Anche con gli ospiti (che con l’arrivo di un bebè arriveranno di sicuro), dobbiamo avere alcuni accorgimenti, ovvero, se sappiamo che il nostro cane si agita tanto con l’arrivo di qualcuno, possiamo scegliere di allontanarlo prima dell” ingresso dell’ospite e solo quando si è calmato, consentirgli di stare con noi. Nel caso invece in cui il cane non mostri segni di agitazione e l’ospite è una persona conosciuta dal cane, egli,  una volta entrato, dovrà considerare sempre prima l’amico a 4 zampe e poi il nuovo arrivato umano. Per quanto riguarda persone nuove, avvertiamoli sempre della presenza del cane e e valutiamo se sia il caso o meno di far stare i cani in presenza del nuovo umano, ad esempio se il nostro ospite non gradisce gli animali, possiamo momentaneamente allontanare il cane in un’altra stanza, quando è calmo farlo approcciare con lo sconosciuto tenendolo magari in giardino al guinzaglio e dopo di ché con un anti-stress, riportarlo nell’altra stanza per il tempo di permanenza di tale ospite.

Durante un incontro mi hai fatto notare che spesso vengono dati ai cani giochi (peluche in particolar modo) per intrattenerli, ma questo può risultare contro producente o addirittura pericoloso quando ci sono in casa bambini a cui spesso vengono regalati proprio gli stessi peluche..

Questo dei peluche o giochi è un argomento molto importante.

Il gioco per il cane è assolutamente fondamentale esattamente come il cibo e le passeggiate.

Il cane, proprio come il bambino, attraverso il gioco impara le regole sociali.

Bisogna però spendere due parole per spiegare cosa si intende per gioco.

Un cane è un animale con istinto predatorio, alcuni a seconda della razza, lo usano più frequentemente, altri meno, ma tutti lo possiedono!  Per cui è sempre bene fare attenzione alla tipologia di giocattoli che si danno al cane.

Innanzitutto, il gioco deve essere un momento condiviso e un momento in cui il cane giochi da solo. Quindi, proprio come le uscite, è bene scegliere dei momenti di gioco da condividere con il proprio cane che abbiano un inizio e una fine, cioè al termine del gioco, l’elemento del gioco stesso viene messo via e non lasciatogli a disposizione.

Inoltre, sarebbe opportuno, non far giocare il cane con quei giochi che emettono suoni striduli e/o squittiii, o cose del genere, perché attivano  l’istinto predatorio e un bimbo piccolo che piange o ha il singhiozzo può, nel cane, ricordare quel suono con conseguenze che  è assolutamente  meglio evitare.

Meglio giochi come corde, kong (sono giochi da mordere in cui inserire i premietti), palline,  giochi di problem solving, vecchi stracci, giochi di ricerca.

Infine: il giocattolo del cane è del cane, il giocattolo del bambino è del bambino. Quindi bisogna educare prima di tutto e da subito (appena inizia ad interagire con il mondo esterno), il bambino, a non “rubare” l’eventuale gioco del cane; in modo particolare, bisogna sempre proteggere il cane da eventuali “aggressioni” del bambino (tirate di orecchie, coda, pizzicotti, disturbo mentre dorme) perché il cane, anche se buono, di famiglia, abituato ad essere manipolato, è pur sempre un animale e per difendersi,  potrebbe aggredire a sua volta il bambino con conseguenze che non vogliamo nemmeno immaginare. Anche il cane più docile e mansueto è pur sempre un animale,  dobbiamo perciò rispettarlo, tutelarlo e mai dimenticare queste loro caratteristiche e necessità..

Dopo tutto questo, auguro anche a voi, come noi, una felice vita insieme ai vostri fedeli amici a 4 zampe e per qualsiasi dubbio rivolgetevi alle figure competenti in materia, se non ne conoscete, il vostro veterinario saprà darvi sicuramente qualche informazione utile.

Letture consigliate:

“Dritto al cuore del tuo cane” e “Un cuore felice” di Alessandro Vaira

“I segnali calmanti nel cane” di Turid Rugaas

“Quando il cane decise di incontrare l’uomo” sinfonia a 4 zampe di Giovanni Padrone

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Perchè i neonati piangono molto alla sera?

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Photo by Tim Bish on Unsplash

 

I neogenitori con bambini di 1-2 mesi lo sanno bene: nel  tardo pomeriggio/sera puntuale come un orologio svizzero scatta l’ora “X” in cui il proprio bambino piange ininterrottamente anche per diverse ore.

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“Quando nasce una mamma…”

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La consulenza educativa per la neomamma

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Obbligare i bambini a salutare con baci e abbracci? Non è una buona idea…

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Natale, Capodanno,  compleanni sono tutte occasioni in cui ci si ritrova con parenti ed amici e si condividono momenti di festa. Ed è proprio in questi eventi che baci e abbracci abbondano, ma per i bambini piccoli può tramutarsi in un momento di disagio. Infatti i piccoli sono diffidenti e intimoriti nei confronti di persone che conoscono appena o che vedono poco per cui non riescono a lasciarsi andare in saluti che vadano oltre il “ciao”. Però solitamente a questo punto spesso parte la predica del genitore: << su! va a dare un bacio a…>> oppure << dai un abbraccio a…>>. Il più delle volte si ottiene l’effetto opposto, altre il bambino obbedisce ma non è convinto di ciò che sta facendo.

Recentemente uno studio canadese condotto da alcuni psicologi, ha evidenziato che sarebbe meglio non costringere i bambini ad abbracciare e baciare le persone quando non ne hanno alcuna intenzione.

Gli psicologi suggerirebbero quindi non forzarli in alcun modo ma al contrario, tenere conto della loro volontà rispettando così la loro persona.

Si tratta infatti di non imporre ai bambini una forma di autorità sul loro corpo.

Come conciliare quindi l’importanza di insegnare le buone maniere con la necessità  del bambino di sentirsi rispettato?

Si può chiedere intanto al bambino se ha voglia di dare un bacio o abbraccio alla persona che ha davanti. Se la risposta è negativa il compromesso sembra essere un’ottima soluzione: si può infatti suggerire al bambino che comunque è possibile offrire saluti alternativi agli abbracci e ai baci. Ad un conoscente può semplicemente fare un cenno di mano o dare la mano mentre può “battere” il cinque ai i familiari e amici.

L’aspetto fondamentale da tenere presente è che i bambini si rifiutano di abbracciare o baciare qualcuno non tanto perché fanno i capricci ma perché non hanno confidenza e non si sentono a loro agio con la persona in questione. Come altri aspetti del suo vivere, il bambino ha bisogno di tempo per capire chi ha davanti, quindi niente pressioni! Sarà proprio il bambino che quando avrà preso la giusta confidenza si lascerà andare in gesti spontanei di affetto come può essere proprio un bacio e un abbraccio…e personalmente preferisco un bacio e un abbraccio spontaneo rispetto ad uno imposto perchè “si fa così” 😉

Rumori bianchi 

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Sapevate che ci sono dei rumori che aiutano il bambino a rilassarsi e a dormire?

Sono i cosiddetti “rumori bianchi” che mantenendo la stessa tonalità e costanza (come il suono di un asciuga capelli o della cappa di aspirazione) riescono ad annullare i suoni che possono disturbare il neonato che dorme o che fa fatica a rilassarsi. Sono molto utili soprattutto nei primi mesi (quando il bambino ha appena lasciato un mondo fatto di suoni continui e ritmici del grembo materno) e gli sviluppatori di app di certo non potevano non ingegnarsi nel creare delle applicazioni che riproducono questi suoni.

Ecco un link dove vengono descritte alcune app http://www.appletvitalia.it/2016/07/11/le-5-app-addormentare-un-neonato-salvare-mamma/.

Ma attenzione! Non abusatene, se si esagera nell’uso il bambino potrebbe diventarne dipendente oppure se usato tutta la notte alla lunga potrebbe disturbarne il sonno.

E voi che suoni utilizzate per aiutare i vostri bimbi a rilassarsi?

 

Photo by Carlo Navarro on Unsplash

8 Azioni per la salute del bambino

Nella giornata di ieri ho preso parte ad un convegno organizzato per festeggiare il decimo compleanno del progetto “Genitori Più”.

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Quando i bambini non ascoltano..

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…la pazienza si esaurisce, un misto di frustrazione e delusione prende il sopravvento ed ecco che scappa l’urlo di rimprovero!!! Eh si, nessuno è immune e capita a tutti di sfogare un momento di rabbia attraverso un rimprovero ad alta voce. Ogni tanto può succedere, vuoi la stanchezza, vuoi una serie di fattori stressanti e l’urlo parte senza neanche pensarci due volte. Ma si ottiene l’effetto desiderato ? Sul momento sembra di sì perchè abbiamo sfogato la nostra collera e la scena si “congela”, però capita che dopo poco tempo nostro figlio rifà nuovamente la cosa per cui lo abbiamo sgridato . Cosa succede se ogni giorno la modalità “urlo” prende il sopravvento? Con il passare del tempo ci si rende conto che nostro figlio sembra essere diventato sordo ad ogni parola, il suo volto diventa apatico e sembra essere indifferente alla nostra rabbia.

Quindi a questo punto ci chiediamo: è’ nostro figlio che “non ascolta” o alla base c’è un difetto di comunicazione?

Recentemente ho letto il libro del pedagogista Daniele Novara “Urlare non serve a nulla” e ho trovato alcuni spunti interessanti che vorrei brevemente sintetizzare. Partendo dal presupposto che l’educazione non può essere lasciata al caso, il fattore organizzativo dei genitori permette ai bambini di avere chiarezza e da loro senso di sicurezza. Alla base di questa organizzazione troviamo le regole e l’importanza della comunicazione genitori – figli.

Un aspetto importante, secondo l’autore, è tenere presente la differenza che esiste  tra una regola educativa e il comando:

“Il comando è: <stai seduto> la regola educativa è <a tavola si mangia seduti> E’ qualcosa di impersonale e oggettivo. Ogni volta che si da il comando si rischia l’insubordinazione. Occorre quindi evitare i comandi e stabilire piuttosto delle regole oggettive: un orario per andare a letto; un modo per mangiare a tavola; un tempo per guardare la tv. Sono procedure stabilite in famiglia per stare meglio e per vivere insieme.”

Le regole pertanto, continua Novara, per essere rispettate e comprese dai bambini devono essere:


1. Condivise: le regole devono essere decise da entrambi i genitori e per non creare confusione vanno seguite in uguale modo da mamma e papà.


2. Chiare: una regola deve essere comprensibile, chiara e semplice. Il bambino deve sapere cosa può fare e cosa non deve fare,  questo sarà importante per la sua autonomia.


3. Adeguate e realistiche: Il bambino deve essere in grado di metterle in pratica perchè adeguate alla sua età, ad esempio non è realistico aspettarsi che un bambino di due o tre  anni riesca a stare seduto e fermo in un ristorante per ore.


4. Sostenibile: si tratta di dare delle indicazioni chiare e non contraddittorie ad esempio: “Andiamo a giocare al parco, ma non sporcarti” oppure “Corri, ma non sudare”.


5. Ragionevoli: dietro ogni regola ci deve essere una base educativa e pedagogica utile alla crescita del bambino e quando la si crea è necessario chiedersi: “la regola che sto proponendo è utile alla crescita di mio figlio? E’ centrata sui suoi bisogni o sui miei?”

 

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