Consulenza educativa per futuri e neogenitori

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Chi mi segue anche sulla pagina Facebook ha avuto modo di leggere l’ultimo post in cui segnalavo la mia partecipazione al corso di formazione sulla “Valutazione comportamentale del neonato all’interno dell’approccio Brazelton” tenutosi a Firenze questa settimana. In questo articolo vorrei quindi spiegare, in sintesi, cos’è la scala di valutazione del comportamento del neonato e le sue applicazioni. Prima di entrare nel dettaglio vorrei spendere due parole per spiegare chi è il dott. Brazelton e di cosa si occupa. Fin dagli anni cinquanta Thomas Berry Brazelton (Pediatra e Psichiatra infantile) si è dedicato alla comprensione del comportamento neonatale senza però trascurare un aspetto fondamentale: il supporto al ruolo genitoriale.  Ma qual’è stato dunque il suo apporto alla Pediatria? (ma aggiungerei anche alla Pedagogia visto la forte valenza educativa del suo lavoro) Per comprendere l’importanza del suo lavoro basti pensare che fino agli anni cinquanta esistevano poche conoscenze sulle competenze del neonato e si pensava che il suo sviluppo fosse il risultato di un “allevamento”, più o meno corretto, da parte dei genitori. Inoltre il neonato veniva paragonato ad un essere primitivo dotato di risposte riflesse scatenate da stimoli esterni. La rivoluzione che Brazelton porta in questo campo è davvero notevole: infatti attraverso le sue ricerche e i suoi studi il neonato viene visto come un essere sociale che interagisce attivamente con la madre (e in generale con chiunque si occupi di lui) suscitando il necessario accudimento che ne garantisce la sua sopravvivenza. Con quali strumenti è riuscito a raggiungere queste conclusioni? Attraverso la valutazione comportamentale del neonato che valorizza le competenze innate che il neonato possiede per interagire con l’ambiente circostante. Pertanto la valutazione del comportamento neonatale di Brazelton NON è un esame diagnostico ma mira ad evidenziare come il neonato sia un essere sociale, propositivo, unico, che sa  mettere in atto competenze e risorse per regolare i suoi stati comportamentali (ad esempio dal sonno alla veglia tranquilla) per interagire con l’ambiente.

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Attraverso dunque questa osservazione attenta è possibile cogliere quale sia il suo temperamento, come è più opportuno approcciarsi e interagire con lui promuovendo i suoi punti di forza ma allo stesso tempo sostenendolo nelle sue difficoltà di adattamento. Nello specifico si raccolgono informazioni su:

  • motricità spontanea e controllo del corpo;
  • forme di interazione ricercate dal bambino;
  • tollerabilità agli stimoli ambientali;
  • consolabilità;
  • facilitazioni usate dai genitori per aiutare il bambino a tornare allo stato di veglia tranquilla.

Questo lavoro avviene tenendo bene in mente che l’obiettivo principale resta sempre il supporto alla relazione genitore-figlio. I genitori, infatti, non vengono visti come spettatori passivi ma attori attivi perché sono proprio loro ad essere i “primi esperti del proprio bambino”. Infine attraverso una sintesi della valutazione comportamentale l’operatore e i genitori si confrontano su ciò che è emerso, individuando le facilitazioni e le attività che meglio promuovono l’adattamento e la regolazione comportamentale del loro bambino.

Credo fermamente che l’avere appreso le modalità di svolgimento e applicazione di tale valutazione sarà un valore aggiunto nella mia professione il cui fulcro principale è proprio il sostegno alla genitorialità .

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